giovedì 14 settembre 2017

Ti piacerebbe far parte di una storia? (4)

Voleva capire cosa gli riservava il futuro ma nel momento stesso in cui lo pensava si domandava cos’era il futuro. E se poteva dominarlo, esserne padrone, almeno del suo, oppure se doveva scoprirlo come una cosa già scritta e riposta in qualche angolo di mondo, un anfratto nascosto oppure tutto alla luce del sole, era là, davanti ai suoi occhi e non era in grado di percepirlo, di vederlo, ne ignorava addirittura l’esistenza, la possibilità stessa di incontrarlo, così come si incontra per caso una signora, in attesa del tram, o al lavoro, in ospedale, ognuno con una storia diversa, ognuno con un proprio futuro da scoprire o verso cui andare incontro, come fosse un destino già scritto.
Adesso il suo presente erano le persone che gli riversavano addosso i loro problemi. Tutti i giorni a ricevere le lamentele di gente a cui dare una spiegazione o una speranza, malati terminali che si rivolgevano ad un medico fidato per una parola di conforto, o complessati che volevano scaricare su di lui le loro turbe, i turbamenti, avevano bisogno di un assistente sociale, di uno psicologo, di un consulente, un amico cui confidare paure o segreti, un prete cui confessare i peccati, invidie, gelosie, tradimenti, uno stregone, un esorcista, un curandero, qualsiasi cosa tranne quello per cui lui era là.
Immaginò le storie che stavano per raccontare quelle persone disperate. Immaginò che poteva partire da lì per scrivere il libro che aveva in mente ormai da tanto tempo. Storie di tutti i giorni, non di quelle ricche di particolari che descrivono le loro esistenze, segno per segno. Piene di circostanze curiose, ambigue anche, che presuppongono conclusioni a lieto fine, oppure no, disgrazie, lutti, disperazioni, fallimenti, casi tragici, che si trovava ad annotare nei verbali, nei registri che riempivano gli scaffali, nelle cartelle che componevano e costituivano la biografia di un mondo in lenta decomposizione ed allo stesso tempo in inevitabile costruzione, storie destinate ad una qualche conclusione, che non sempre però coincideva con la parola fine.
A volte i personaggi dopo tanto tribolare si perdevano per strada, incrociavano un destino non degno di essere raccontato, andavano incontro ad una fine prematura, una fine senza finale, un finale che non li riguardava, che apparteneva ad altri. Loro si erano fermati prima, un fulmine in pieno giorno, col sole, oppure una tromba d’aria a recidere il filo della vita, un incidente stradale a stroncare l’esistenza, un evento radicale a sconvolgere l’ordine delle cose e tutto finisce.
Il dialogo era già pronto, tutto chiaro.


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