Lucas ‘non sapeva sorridere, non sapeva piangere, non sapeva dimenticare. Era intrappolato dentro la memoria di ciò che era stato’.
meridiani e paralleli
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lunedì 23 febbraio 2026
Il giardino dei fiori infelici - Nicola Lucchi
Lucas ‘non sapeva sorridere, non sapeva piangere, non sapeva dimenticare. Era intrappolato dentro la memoria di ciò che era stato’.
venerdì 23 gennaio 2026
Fiorenza Mariotti legge Tango a Porto
In Tango a Porto non ci sono scene di tango, non ci sono danzatori. In Tango a Porto danzano le parole, creano figure nello spazio della pagina.
Brevemente la storia. Un professore di letteratura portoghese è invitato a Porto per la presentazione del romanzo A morte de Carlos Gardel di António Lobo Antunes. A Porto conosce Sofia con cui ha una relazione.
Per il professore "... il testo del romanzo di Lobo Antunes è sempre più difficile da interpretare", si innervosisce, non riesce "a proseguire tra le pagine, senza capire... non è facile riprendere la lettura dall'inizio di un paragrafo, semplicemente perché non esistono paragrafi...". La lettura di Lobo Antunes lo "allucina". Una lettura non facile. "... concatenazioni di frasi, dialoghi che si intrecciano, eventi che si interpongono a creare trame inestricabili... Un copione scompaginato, le battute rimescolate, un romanzo scomposto. La lettura un rebus per enigmisti provetti. Così è la vita, anche. Immagini sfuocate tra le tante pagine, conversazioni sfasate, ricordi che si sovrappongono, memorie di eventi che emergono a piccole dosi, un po' alla volta".
Così è la vita. Il romanzo di Lobo Antunes smuove nel professore l'urgenza della scrittura. “...vorrei provare a raccontare qualcosa della mia vita, semplicemente perché penso sia la cosa che meglio conosco,". " Non so però se davvero la mia vita è la cosa che conosco meglio...". "... le poche cose che riuscirò a scrivere... illudendomi che siano vita...", ..."vorrei riuscire a scrivere... ma non è facile".
"Continuo a leggere, è questa la speranza, tutto là, nei libri, in questo libro, la possibilità di rinascere... aspetto che arrivi, da un momento all'altro, l'esplosione degli atomi dell'immaginazione...". Leggere per vivere. "sono quel che ho letto". Scrivere per vivere. Ma la finzione narrativa è cosa diversa dalla vita.
Il professore che è allucinato dal romanzo di Lobo Antunes ora è allucinato dalla difficoltà della sua vita e dalla difficoltà della scrittura, dalla difficoltà di far diventare scrittura la vita.
"Non mi soddisfano le cose che scrivo, oppure non sono io l'artefice di questo ammasso di parole che da tempo mi sta distruggendo..."
Come nella danza le parole danzano. Un passo avanti, un passo indietro, un passo di lato. Non è più chiaro quale sia la realtà e quale sia la finzione. È tutto accaduto? È tutto esistito? È esistita Sofia?
Ricordi, esperienze, vissuti si confondono, si mescolano. Frammenti di vita emergono per poi inabissarsi nell'ammasso delle parole.
Antonio Danise con Tango a Porto ci offre, attraverso la successione incalzante delle parole, il dubbio circa la nostra esistenza. Un dubbio in bilico fra realtà e scrittura. Un susseguirsi di memoria, di azioni, e pensieri da cui è difficile districarsi.
Chi sono? Quante volte ce lo siamo chiesto!
Passato e presente come pulsano nella nostra mente, nelle nostre giornate, nella nostra vita?
La letteratura può aiutarci? Può aiutare la nostra esistenza? Può dare un senso alla nostra vita?
Sono questi gli interrogativi che il protagonista del romanzo di Danise si pone e ci pone. Forse siamo tutti quel professore.
Antonio Danise - Tango a Porto - Qed
giovedì 1 gennaio 2026
Sto cercando l'ispirazione.
Sto cercando, disperatamente, l'ispirazione per creare dei personaggi che non parlino con le mie parole, che non si muovano con i miei gesti, che non vivano dei miei respiri, altrimenti, la soluzione è già pronta, la finestra è alla mia portata, non ci vuole molto ad affacciarsi un po’ troppo intensamente, a sporgersi pericolosamente, una distrazione è ammessa in ogni occasione, non si può tenere tutto sotto controllo, anche il migliore attore può scivolare su una buccia di banana, anche l'acrobata più attento può distrarsi, per un rumore, per un accecante bagliore proveniente dal riflesso di uno specchio in mano a un ragazzino, che si diverte a giocare proiettando l’immagine del sole dappertutto, ignaro dei rischi e dei pericoli che può provocare, e a nulla può servire concentrarsi, il male si insinua dappertutto, nelle fessure delle assurdità, vissute giorno dopo giorno, si intrufola subdolamente come niente nei pensieri della gente, e anch’io ci stavo cascando, senza più una guida, che cercavo disperatamente, ancora una volta disperatamente, dappertutto, e me ne fregavo del mondo che mi girava attorno, mi disinteressavo completamente, non aveva senso nemmeno il camaleonte che mi spiava, ormai bloccato, quasi uno stoccafisso, sono anni che se ne sta nella stessa posizione, non capisco come riesca a non annoiarsi, a non sentire la necessità di sgranchirsi le gambe, o la coda o la lingua, sono lontani i tempi in cui mi divertivo a osservarlo, immaginando di sorprenderlo nell’attimo esatto in cui tirava fuori la lingua, proiettandola lontano, in un vuoto che non capivo, eppure dopo un attimo lo vedevo soddisfatto come se stesse masticando, aveva afferrato una zanzara al volo, o una farfalla mimetizzata tra i petali di un fiore, di quelli ancora freschi, comprati da poco, che di tanto in tanto ancora regalavo a mia moglie, non in un’occasione particolare, così, a sorpresa, senza un motivo ben preciso, non aspettavo la ricorrenza, come avveniva invece negli ultimi tempi, fino a quando cioè sentivo ancora un minimo di piacere a regalarle qualcosa, dei fiori, un piccolo pensiero, adesso tutto è finito, nemmeno l’idea mi passa più per la mente, non festeggio nessun evento, e non solo perché non ci sono date precise nella nostra storia, tutto è successo così vagamente che non saprei dire nemmeno a quando risale il nostro primo bacio, non saprei dire nemmeno quando ci siamo amati per la prima volta, non deve essere stato un grande evento, almeno per me, non ricordo nemmeno quando l’ho conosciuta, le prime volte non hanno alcuna importanza per me, non l’hanno mai avuta, ma nemmeno le seconde o quelle che sono venute dopo, è stata una successione di episodi che mi ha portato alla situazione in cui mi trovo oggi, senza che me ne sia accorto, senza capire come, ed è per questo che non ho nulla da ricordare, niente da festeggiare, nessun anniversario, solo il ricordo di quando passavo i giorni seduto sul divano a cercare di sorprendere quel maledetto camaleonte che, non so perché, mi ostinavo ancora a tenere in casa, non mi dava più nulla ormai, solo fastidio, era causa di cattivi odori, perché chi si sognava di pulirlo, o di disinfettare l’ambiente in cui si muoveva, l’umidità che riempiva la stanza ormai assumeva tutti i colori che la stessa bestia era capace di esprimere, e sapevo distinguere i suoi umori e le sue sensazioni dagli odori o dai colori, e però, non sapevo cosa farmene di tali competenze, non era di questo che avevo bisogno, non ciò che mi serviva, quello che cercavo non erano in grado di darmelo né quella bestia, né il ricordo di mia moglie, né queste righe che cercavo di far crescere, come un nutrimento vitale di cui non potevo fare a meno, e però erano solo cibi avariati quelli che riuscivo a produrre e a recuperare, dopo notti in bianco, aspettando l’ispirazione, aspettando il momento giusto che non veniva, non voleva venire, e cosa potevo fare?
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venerdì 26 dicembre 2025
Le parole dell'illusione
mercoledì 24 dicembre 2025
Uno bravo
sabato 15 novembre 2025
P O L P A
POLPA, romanzo di Flor Canosa, non si esaurisce nella prima lettura delle
circa cento pagine che l’editore NEO ci propone nell’ottima traduzione di
Giovanni Barone. A voler analizzare anche solo alcuni punti affrontati nel testo ci si
potrebbe soffermare a lungo.
Questa non è una recensione. Quando leggo mi si intrecciano
in testa ricordi di cose già lette in altri momenti, in altri romanzi. È il bello della
letteratura. È successo così anche in questo caso. Tante cose del romanzo inevitabilmente
restano indietro. Per me spesso il testo è soprattutto un pretesto, una scusa
per ritornare su argomenti a me cari, già evidenziati nella lettura di altri
libri.
Una cosa su cui mi piace soffermarmi fin da subito è il nome di un
personaggio, Lunes, che è anche la voce narrante della seconda parte di POLPA. Per
un autore argentino penso sia quasi inevitabile ritrovarsi, prima o poi, a fare
i conti con Jorge Luis Borges, anche se, Irma, un altro personaggio di POLPA,
tra parentesi, afferma che ‘nessuno sa se
sia davvero esistito o sia una leggenda’.
Lunes, per il fatto che ‘soffre
di una sindrome di incontinenza orale e ipermnesia’ non può non far pensare
a Funes, personaggio di un racconto di Borges, condannato, in conseguenza di
una caduta da cavallo, a ricordare tutti i dettagli di ciò che osserva, cosa
che gli rende impossibile una vita normale.
Umberto Eco, profondo conoscitore dell’opera di Borges, affermava che
la figura di Ireneo Funes è come la metafora del WEB.
Nel romanzo di Flor Canosa il RACK è una sorta di evoluzione semplificata
del WEB. Nel RACK non c’è bisogno di lunghe ricerche, i concetti sono ordinati
secondo idee semplici.
(RACK non dev’essere un nome scelto a caso. Tra l'altro è anche un acronimo,
derivante dai termini inglesi Risk-Aware Consensual Kink, col quale si indica un
insieme di pratiche sessuali, con relativi rischi, accettati consensualmente
dai partecipanti. E pratiche sessuali, non propriamente ortodosse, in questo
romanzo di certo non mancano).
Il RACK è uno dei meccanismi di controllo che il sistema mette in atto
per soggiogare le masse. In questo senso POLPA può essere considerato anche
come una riflessione sul potere e sul controllo da esso esercitato.
Nella letteratura ispanoamericana tante opere affrontano questo tema,
attraverso la critica ai molti dittatori che si sono succeduti al potere in vari
stati. Tra gli esempi più noti segnalo Il Signor Presidente, di Asturias, e L’autunno
del Patriarca, di Márquez, ma numerosi esempi si possono rinvenire in tanti
altri romanzi e racconti ambientati in America Centrale e Meridionale.
Anche POLPA, diviso in tre parti, un po’ letteratura, un po’ filosofia, oltre
che rientrare in un genere prossimo alla distopia, può inserirsi nel
filone della letteratura che tratta il tema del controllo da parte di un potere
e del tentativo da parte dei sudditi di affrancarsi da esso attraverso vari
metodi.
Nel mondo costruito del futuro c’è incapacità di provare emozioni, c’è
mancanza di empatia, il dolore è proibito per imposizione. Ecco quindi che,
come reazione individuale a queste restrizioni, i due personaggi principali,
Lunes e Irma, fanno di tutto per procurarsi piacere e dolore allo stesso tempo,
con pratiche sessuali di sadomasochismo spinto all’estremo.
L’uso di immagini pornografiche, il linguaggio a volte anch’esso violento, sembrano espedienti narrativi funzionali a definire il livello di violenza perpetrata
dal potere. Precedenti del genere si possono rinvenire nei lavori degli
argentini Osvaldo Lamborghini e, più recentemente, di Ariel Luppino e, per
altri versi e in altre forme, anche in Alberto Laiseca. Ciò che rende anche più
interessante il romanzo della Canosa è il fatto che in questo caso il racconto
proviene da una voce femminile.
Nell’ultima parte di POLPA, come una sorte di epigrafe, è riportata
una frase di Michel Foucault. E non poteva essere diversamente, dal momento che
il filosofo francese ha analizzato e studiato a fondo il concetto di controllo,
come sistema di potere e soggiogamento che determina i comportamenti individuali
per mezzo di dispositivi di sorveglianza, una sorta di panopticon, che nel caso
del romanzo della Canosa può essere individuato nel RACK.
Un’ultima considerazione è riservata al traduttore, Giovanni Barone, che ha
saputo rendere ottimamente un testo che di certo presentava non poche difficolta
nella scelta dei termini da rendere in italiano, soprattutto nelle tante scene
dove vengono descritti i rapporti sodomasochistici tra i due personaggi.
Ma, ormai, il suo nome, quanto alle traduzioni di autori ispanoamericani
in generale e argentini in particolare, è garanzia di qualità.
Buona lettura con Flor Canosa - POLPA - NEO Edizioni. Trad. Giovanni Barone.
giovedì 9 ottobre 2025
Tango a Porto
Tango a Porto è una storia di ricordi, ma anche un sogno. Le due cose non sono incompatibili, né devono apparire contraddittorie.
Tutto si svolge in un'atmosfera onirica. C'è poca chiarezza quanto alla cronologia degli eventi narrati e allo svolgimento dei fatti.
Un professore universitario, appassionato di lettura e amante della scrittura, ormai in là con gli anni, ripensa alla vita trascorsa, rievoca episodi che l'hanno caratterizzata e in qualche modo determinata.
Il passato si insinua di continuo nel presente senza preavviso. I ricordi si ripresentano senza un ordine preciso, sovrapponendosi e accavallandosi cosicché non sempre è facile cogliere con esattezza i riferimenti temporali.
Ci sono tre donne che occupano la mente del protagonista, che è anche l'io narrante. La moglie, negli ultimi anni alle prese con seri problemi di salute. La figlia, che non è mai venuta alla luce ma che è sempre presente. Sofia, una donna che ha conosciuto a Porto, una volta in cui era stato invitato a un convegno in quanto esperto di letteratura portoghese.
In quell'occasione aveva scelto di presentare una tesi su António Lobo Antunes e in particolare sul romanzo A morte de Carlos Gardel (1994).
Nasce cosi, per l'anima 'scrivente' del protagonista, la necessità di trasformare questi soggetti nei personaggi che animeranno le pagine del romanzo che intende scrivere. A volte i personaggi si muovono e agiscono per le strade di Porto, una città che appare in filigrana, senza mai venire nettamente in superficie. Più spesso le azioni si svolgono nella mente del narratore, come è naturale che avvenga quando a prevalere sono i ricordi o i sogni.
La narrazione comincia col tempo presente, in un'atmosfera sospesa, come di attesa, di immobilità, quasi a voler evocare la mancanza di stimoli e quindi di capacità di immaginare. Una mancanza di motivazione ad agire, anche.
Il protagonista ama scrivere e, dopo alcune prove fallimentari di produrre un romanzo, intende rivolgere tutti gli sforzi nel tentativo di raccontarsi apertamente. A tale scopo cerca aiuto nella lettura del romanzo di Lobo Antunes, per trovare l'ispirazione necessaria, anche imitando lo stile dell'autore portoghese. Tutto però rimane confuso, alquanto vago, per niente chiaro.
Questo romanzo è un omaggio alla scrittura e alla sua funzione di fissare dei momenti che altrimenti rischierebbero di scomparire per sempre.
Allo stesso tempo è anche un atto d'amore nei confronti dello stile e del modo di scrivere di António Lobo Antunes.
Antonio Danise - Tango a Porto - Edizioni Qed

