Lettori fissi

martedì 13 aprile 2021

Storie di maggio

Dovessi parlare di tutte le cose che dico a me stesso - non solo quando sono davanti allo specchio, che ci sto poco, e per di più nemmeno mi ci guardo, se non di rado, ma anche in altri momenti - di certo passerei meno tempo a scriverle, se solo le ricordassi. 
Potrei sempre imbellettare certi rimasugli di ricordi con aggiunte che apparirebbero senz’altro inconferenti. Non si noterebbe e sarebbe una storia diversa da quella che sgorgherebbe dai pensieri che mi ottundono la mente di continuo, almeno da quando, non saprei, forse da sempre. 
Ma non è importante individuare il punto di inizio, non ai fini che qui ci riguardano, l’inizio dei miei problemi, che sarebbe come dire da quando sono nato, o giù di lì. 
Ho già perso il filo del discorso, che potrei anche ripescare facilmente se solo trovassi la forza, o meglio, la voglia, di ritornare indietro e rileggere ciò che ho scritto. Solo che mi perderei di nuovo, ed è quello che mi capiterebbe esattamente se mi mettessi in testa di raccontare tutte le cose che dico a me stesso nelle varie occasioni, ecc. ecc. 
Insomma sono ritornato di nuovo all’inizio, come se tutto quello che ho scritto fino ad ora, tutto lo sforzo fatto per trattenere il respiro, non fosse servito a niente. Avrei potuto utilizzarlo per occasioni più propizie. 
Se solo avessi un posto dove andare! Un progetto da realizzare, o anche soltanto su cui provare a lavorare! 
A volte mi viene da pensare che anche lo scrivere, sì, la scrittura, può rappresentare un obiettivo da raggiungere! Scrivere con uno scopo, voglio dire, non solo mettere parole o frasi in fila, una dietro l’altra, così, solo per arrivare ad una qualche conclusione e poter dire, Sono uno scrittore. 
Ma che senso avrebbe? Eppure è un’attività che svolgo da anni, da decenni, senza arrivare mai a niente. E cos’è il niente, in questo caso? E il suo contrario? 
Sfuggo di continuo alla mia persona, e non solo. Frasi come queste escono così, non so se anche spontaneamente, comunque senza un motivo e soprattutto sembrano non avere alcun significato. Ci capite qualcosa, voi? 
Verrebbero fuori tante di quelle cose che darebbero di me un’immagine che perfino io stesso farei fatica a riconoscere come mia. E allora, come ho desiderato a volte, o anche spesso, perché trattenermi? Avrei la possibilità di sperimentare una nuova identità, qualcosa di irriconoscibile. Sarei completamente diverso da quello che sono. 
Intraprendere questa avventura mi mette i brividi, forse anche le ali ai piedi, mi infonde uno spirito esilarante, qualcosa che, tuttavia, non riuscirò a controllare facilmente. Ma è ciò che ho sempre voluto, o meglio, da un po’, un nuovo io, perché del mio mi sono stancato da un pezzo, non ne posso proprio più. Allora, Via, partiamo, mi sono detto, davanti allo specchio, dopo aver fatto la barba e lavato i denti e tutto il resto.

lunedì 15 febbraio 2021

Raccontami

Raccontami, allora.

Non so da dove cominciare.

Non importa, racconta e basta.

Cosa devo dirti?

Quello che vuoi.

Ma non so se voglio.

Allora è diverso, sforzati di volere.

Perché?

Perché così anch’io posso scrivere qualcosa.

Ma non puoi scrivere da solo, senza che io racconti?

Non saprei cosa scrivere.

E lo vuoi sapere da me?

In due viene meglio.

Ma non saprei di cosa parlare.

Se vuoi te lo suggerisco io.

Proviamo.

Parla di te.

E cosa devo dire? 

Come ti chiami, ad esempio.

Mi chiamo Paola.

Tutto qua?

È questo il mio nome.

Qualcos’altro?

Cosa?

Ad esempio cosa fai, se lavori, dove abiti, cosa ti piace fare …

Cioè cose che riguardano me, come se dovessi raccontarti la mia vita?

Sì, ecco, qualcosa del genere, l’importante è cominciare, poi le cose verranno da sole.

Sì, però preferisco che tu mi faccia delle domande, così mi è più facile rispondere.

Ma non deve essere un’intervista, devi raccontare sotto forma di storia, una storiella se vuoi, ma non qualcosa del tipo io ti faccio una domanda e tu rispondi, deve essere come una dichiarazione spontanea.

Ho capito, praticamente come se fossi un’attrice su un palco, come una specie di autobiografia.

Se la vuoi mettere così, recita pure la tua parte.

Praticamente sarebbe un monologo.

Non esattamente, immagina che davanti a te ci sia qualcuno a cui stai raccontando di te, o anche un pubblico in un teatro, gente che è venuta ad assistere ad uno spettacolo in cui un attore o nel tuo caso un’attrice parla di sé, racconta un’esperienza, o anche più di una, fai tu.

Sì, bello, dev’essere bello, però, penso che dovrei prepararmi un po’.

Ma cosa vuoi preparare, non ti conosci abbastanza? Non sai chi sei? Hai bisogno di tempo anche per parlare di te?

Ho paura di sì, penso che dovrei almeno organizzare un discorso, che so, ordinare le idee, altrimenti, mi perdo, non sono così sicura di riuscire a tenere una linea coerente, o uniforme, insomma a mantenere il filo del discorso entro giusti binari, ecco, vedi, già mi sento a disagio al solo pensarci, mi viene l’ansia, un senso di panico, non so esprimermi, qualcosa di difficile, comunque.

Va bene, ma quanto tempo ti serve per prepararti?

Mah, non saprei, dovrei cominciare, dovrei provare per sapere quanto ci metterò.

Ma non potresti cominciare? Vedrai che man mano che vai avanti acquisti fiducia, e così potrai affrontare il lavoro con più sicurezza.

Non ne sono così sicura.

Ma se non provi non potrai mai saperlo.

È che in certi momenti mi sento pure di poter cominciare ...

Ecco, vedi, devi approfittare di queste situazioni.

Sì, ma poi ci vuole poco a ricadere nel panico.

Ma tu non pensarci, vai avanti che le cose verranno da sé, il mondo non si è mica fatto in un solo giorno.

È vero, però dall’altra parte non c’era un pirla qualunque.

Ma tu nemmeno sei una cretina, l’importante è essere convinti, te l’ho già detto, con la buona volontà si ottiene tutto.

Ma lo sai che hai dei modi accattivanti? Cioè, volevo dire convincenti, ma mi è venuta quella parola, non so se esprime quello che realmente intendevo.

Non preoccuparti, non devi farti problemi, quando si parla non sempre viene tutto bene, a volte qualcosa può sfuggire, un errore, un’imprecisione, un lapsus, anche a me succede quando scrivo, non pensarci.

Propongo una pausa.

Ma come, non abbiamo nemmeno iniziato.

È per riflettere un po’, raccogliere le idee, voglio pensarci, e poi, anche perché ho voglia di mangiare qualcosa, mi è venuto un leggero languorino, una mela, o anche spiluccare qualche ciliegina, le ho comprate proprio oggi, sembrano buone, ed erano anche in offerta, insomma ho bisogno di distrarmi un po’, questa tua proposta, quella di raccontare, mi ha fatto venire strane idee.

Ad esempio.

No, adesso non ho voglia di parlarne, ci possiamo vedere più tardi, o sarebbe meglio domani, ti va bene vederci alla stessa ora, qui a casa mia?

Sì, magari la notte porta buoni consigli, chissà, forse ti viene l’ispirazione, i sogni potranno aiutarti, darti un’idea, d’accordo, ci vediamo domani.

Anche tu con questa storia della notte che porta consigli?

È solo un modo di dire, a volte succede, funziona davvero.

In che senso?

Eh, nel senso che anche se non ci pensi direttamente, però qualcosa nel sonno lavora, ed al mattino può capitare che ti svegli con idee nuove.

Sei di quelli che pensano che i sogni rappresentano la realizzazione di un desiderio, qualcosa del genere?

Tutt’altro, credo che quello che sogniamo, dopo potrà avverarsi, se solo riusciamo a trovare il modo di mettere in pratica l’oggetto dei sogni, dopo averli opportunamente decifrati ed interpretati.

Non so cosa intendi con quell’avverbio, e poi, io, difficilmente sogno di notte, o meglio, sognare sogno, solo che al risveglio non me li ricordo più.

Anche quella è una questione di volontà, cosa pensi? Solo una questione di esercizio, basta fare un piccolo sforzo ed anche i sogni te li ritrovi al mattino, o in qualsiasi momento, tutti svelati e dispiegati davanti a te

Così, tu te li ricordi i sogni che fai?

Non sempre, però me ne ricordo tanti.

Ma allora perché non scrivi dei tuoi sogni, invece di aspettare che sia io a raccontarti qualcosa di me?

Sì, potrei, ma quello che faccio è semplicemente una ricostruzione dei sogni, non sono poi tanto sicuro di aver sognato quelle cose lì.

Beh, ma cosa te ne frega, l’importante è scrivere, no? A voi piace comunque intrecciare storie, incrociare trame, se poi sono vere o sono inventate conta poco, se sono sogni o cose reali è secondario, dico bene?

No, non ti sbagli affatto, ma quando si scrive si sceglie anche di cosa parlare, ed io vorrei scrivere di te, e adesso non mi chiedere perché. 

Eppure, sono curiosa di sapere perché ti sei messo in testa di parlare di me, cosa ci trovi di così interessante?

Tu parla, racconta, lo capirai da sola, e senza nemmeno dover aspettare tanto.

Tanto quanto?

Te ne accorgerai, lo capirai da sola.

Sono troppo curiosa, non puoi anticipare qualcosa?

Ma cosa vuoi che ti anticipi? E poi, non avevi detto che volevi pensarci un po’? Mi avevi dato anche appuntamento a domani.

Sì, è vero, ma mi sa che non riuscirò facilmente a dormire al pensiero di queste cose.

Meglio, così domani avrai tutto pronto e potrai sfoderare le tue doti di oratore che nemmeno pensavi di possedere, anche tu ti meraviglierai, vedrai come ti verrà tutto più semplice.

Lo pensi davvero?

Tutto andrà liscio, racconterai ogni cosa per filo e per segno, ti sorprenderai persino di raccontare storie che non sapevi di conoscere, succede così, credimi, a domani e buon riposo.

Allora ci vediamo domani.

Sì, stessa ora.

Sogni d’oro.

Ancora con quei sogni?

Ma è un modo di dire.

Un altro?

Sì, più o meno, un modo di augurare buona notte.

Ma voi usate sempre modi di dire per esprimere altri concetti? 

È la ragione della scrittura, viviamo di questo noi scrittori.

Beati voi.

Ma che beati? Non pensare sia facile, sai.

Allora, se non è facile, chi ve lo fa fare? Non sarebbe meglio dire le cose come stanno, chiamare le cose col loro nome, senza girare attorno alle parole?

Senti, Paola, ti chiami così, vero? Ognuno ha il suo modo di raccontare, di scrivere, di vivere.

Sarà.

È.

Ma non ti innervosire, non voglio farti arrabbiare.

Non pensarci, ogni tanto mi salta il tic.

E ti succede spesso?

Ti ho detto ogni tanto, no ogni spesso.

Allora buona notte.

Buona notte.

A domani.

Ciao.

Sempre che ci sia un domani.

Oh madonna, cosa ti viene in mente adesso?

Non è detto che ci sarà, non si sa mai, niente è sicuro, al giorno d’oggi sembra tutto così difficile.

Ma questo è così da sempre, cosa vai blaterando? In ogni momento può succedere qualcosa.

È che di tanto in tanto mi vengono di questi pensieri.

Sì, ma sono pensieri che non hanno ragione di esistere.

Lo dici tu.

Ma non ha senso ...

Però, se mi vengono, un motivo ci sarà.

Sì, va bene, ma non vorrai scoprirlo a quest’ora della notte?

Perché no? Cosa me lo impedisce?

Io sono davvero stanco, mi si chiudono gli occhi, sarà per via del vino.

Ma se in due non ne abbiano bevuto nemmeno una bottiglia.

Ma non sono abituato a bere questo tipo di vino, era forte, mi ha dato anche un po’ alla testa.

Cosa ti senti?

Ho come un cerchio che mi stringe tutto attorno.

Sarà anche la stanchezza, sarà meglio andare a riposare.

È quello che penso anch’io, ma non riesco a fartelo capire, è tutta la serata che ci provo …



venerdì 10 luglio 2020

Non so se voglio dirlo - 17

Con lei è di storie che mi piace parlare, è più facile, di quelle che noi due amiamo leggere e su cui spesso ci troviamo d’accordo, nel senso che abbiamo delle preferenze comuni, scrittori conosciuti da entrambi, e ammirati, e incontrati anche di persona, romanzi già letti, letture che ritornano, e non solo per motivi di studio, anche per il piacere di approfondire la conoscenza di un autore, e capita di parlarne spesso, di scambiare opinioni, parlo volentieri di queste cose con lei, ormai la conosco anche in questo aspetto.
Ma devo continuare a parlare ancora di lei?, vorrei liberarmene, non so, forse non era questo il motivo per cui mi ero messo a scrivere, Ah è così?, allora dillo, vorresti liberarti di me?, ammettilo, una volta tanto, che non vuoi stare più con me, che ti sei stancato, che non sei capace di reggere più questa situazione, anche a me succede a volte, cosa credi, ma cerco di superarle queste incertezze, questi dubbi, che vorrei cancellare per sempre dalla mia vita, lo faccio perché ti voglio bene, accetto tutto perché ti amo, perché non voglio farti male, perché non potrei vivere senza te,

martedì 7 luglio 2020

Non so se voglio dirlo - 16


Non ho alcun passato da difendere
Non ho alcun passato di cui vantarmi
Non ho alcun passato di cui andare orgoglioso
Non ho alcun passato di cui decantare la grandezza
Non ho alcun passato di cui raccontare imprese clamorose. 
Non ho alcun passato di cui raccontare gesta gloriose, ma neanche semplici.
È che vorrei riuscire a smetterla di lamentarmi di continuo, di piangermi addosso, di elargire noiosi reportage dal profondo del mio io malato. 
Vorrei uscire da me stesso, diventare un altro, l’ho già detto? Fa niente, lo ripeto, devo continuare a ripetermelo, fino a convincermene, forse così facendo le cose andranno meglio. 
Allora, c’è una ragazza che vorrei amare, anzi no, che avrei voluto, anche se non so come, o forse ognuno ama a modo suo, e va bene lo stesso, nella misura in cui sta bene, cioè è soddisfatto del rapporto che ha instaurato.
Poi c’è anche un amico, ma non so se voglio parlarne, se è il momento, cioè, di introdurre un altro personaggio. Mi capita spesso di sbagliare, però, c’è questo amico, una di quelle persone che non c’è bisogno di ricordare, tanto, si sa che non potrà mai uscire dalla tua vita, in nessun caso, ed invece a me è successo.
Non so che fine abbia fatto, ne ho perso le tracce da tempo immemorabile, non mi sono curato di contattarlo, di cercarlo. Ora è lontano, non solo fisicamente, lontano come mai avrei pensato fosse possibile, forse non c’è più, non sono del tutto sicuro di riconoscerlo, intendo dire se dovessi imbattermi casualmente in lui. 
Del resto, non riconoscerei me stesso da giovane, me stesso più giovane, non sarebbe dunque una gran colpa se non riconoscessi lui, nonostante tutto. Comunque, ci sono questi due personaggi, che da soli potrebbero tenermi impegnato per tanto tempo, se solo mi mettessi all'opera con convinzione. 
A lei, ad esempio, vorrei, anzi no, dovrei insegnare a far l’amore. È ancora giovane, forse troppo giovane, devo dirlo?, mi piacerebbe che davvero fosse vergine, ma non ho niente da insegnare a nessuno, figuriamoci ad una come lei.
Comincio sempre così, Cara, non ho nulla da darti, non devi aspettarti niente da me. Sembra funzionare, il più delle volte queste poche parole provocano una reazione immediata. 
Ma cosa dici? Non immagini nemmeno quanto sei importante per me. Ed in effetti, detto tra noi, è anche vero, che oltre queste premesse non riesco ad andare, ma comunque, cose così, me le hanno dette in tante, e anche lei non si è sottratta a questo copione. Dovrei averlo imparato bene, ed effettivamente è così, lo ripeto anche con lei, questo giochino, e inevitabilmente ci casca, subito, non mi sfugge niente, una parte più che collaudata, non rappresenta alcuna novità, non mi aspetto sorprese, tutto già scritto, ma forse così è fin troppo facile, ci vorrebbe qualcosa per confutare vecchie credenze ruvidamente incistate fin dentro l’anima, per ravvedermi di tutti gli errori commessi, più o meno gravi, per prendere coscienza una volta per tutte delle mie incapacità, perché, in fondo, cosa potrei insegnarle?, non saprei proprio, nemmeno da dove iniziare, ora che ci penso non ci ho mai pensato, mai fatto un piano, forse non possiedo neanche gli strumenti adatti, se ce ne sono, eppure, le troverò, le ritroverò tutte le parole che mi ha rivolto, ogni volta che le ripetevo le solite litanie, non dovrebbe essere difficile distinguerle nel confuso mondo che mi sono creato, come per mettere le mani avanti, Non posso darti niente, uno dei tanti modi per palesare la mia inveterata incapacità di assumermi delle responsabilità, anche in questo caso, anche in queste cose, che dovrebbero essere piacevoli, nel senso che potrebbero apportare una discreta dose di piacere, le ripescherò quelle parole, dal fondo dei mille e più discorsi che ho continuato a fare con me stesso, da epoche antichissime, me ne ha dette tantissime di cose belle, di parole che ho conservato nel cuore, nelle parti più intime del cuore, che mi hanno tenuto compagnia nei momenti difficili, e che hanno sostenuto il mio pressoché inesistente senso di autostima, soprattutto quando raggiungeva livelli inaccettabili, ed erano dolori, stavo male veramente, invece, bastavano poche sue battute ed il mondo riprendeva a girare nel verso giusto.
Ma forse tutto andrà meglio quando mi arrenderò all'evidenza e mi dedicherò esclusivamente alla diaristica, non sono portato per la finzione, non riesco a costruire fantasie, sono troppo attaccato, forse avvinghiato, al mio mondo per poter volare e prendere coscienza di quest’altra incapacità è una mazzata che non potrei reggere.

sabato 4 luglio 2020

Non so se voglio dirlo - 15

Però, quando prima avevo detto che una delle cose che non sono capace di fare era cominciare, forse non sono stato del tutto sincero, o preciso, perché, di inizi ne ho avuti tanti, di incipit scritti tantissimi. È il proseguimento che è  mancato, ma forse è anche una questione di tempo, ed io non so gestirlo bene, il mio tempo, quello rimasto ormai è poco, e si riduce sempre più, ma forse l’ho già detto, e quello trascorso, beh, ormai posso farci poco, e penso di non essere stato capace di ritagliarmi un momento, o anche più, per le mie storie. 
Però adesso mi piacerebbe prendere un impegno e soprattutto mantenerlo, ho fiducia che possa riuscirci. Sono le buone intenzioni, i propositi, che il più delle volte invece svaniscono, ma questa volta, ho come la sensazione di aver trovato la formula giusta per portare a termine un progetto con successo. Non voglio dire con soddisfazione, ma almeno concludere in qualche modo un percorso, uno dei tanti intrapresi.
Ho accumulato tanto materiale, si tratta solo di organizzarlo, anche se non sarà un lavoro semplice, lo so, e quella risposta, che ho atteso con impazienza quella sera  in pizzeria, alla fine è arrivata, sotto forma di altre sue domande, con tanta esitazione, con tanto pudore, che però è riuscita inaspettatamente a trasformare, anche se non senza difficoltà, in una serie di battute tra il brillante e qualcosa che celava una voglia di svelarsi a me con una certa disinvoltura, senza vergogna. 
Anticosa?, eh?, mi sa che non ho capito bene, davvero me lo stai chiedendo?, qui poi?, in una pizzeria?, ma ti sembra il luogo?, anticoncezionali? La gente quando non sa di cosa parlare, parla del tempo, non chiede quali anticoncezionali usa. A volte fai domande davvero inopportune, soprattutto ad una ragazza. Ma poi, da cosa sorge questa domanda?
Non la capiva questa curiosità improvvisa, o forse la capiva bene, insomma non era una curiosità generica, c’era una porta, un lucchetto, non lo diceva facilmente, non si esponeva mai, magari lo lasciava intuire, lo faceva capire, insomma, in parte aveva paura di sembrare strana, È strana una ragazza della mia età che non ha avuto ancora esperienze importanti?, aveva paura di quelle domande, eh sì, perché lo sa che se avesse detto la verità, quella verità, avrebbe suscitato una certa curiosità, sarebbero iniziate altre domande, e si sarebbe trovata in difficoltà, come se avesse dovuto convincerlo, come era successo in passato con altri. 
Conosce il dolore che provoca quel sorriso che spunta all'improvviso, quella risata a mezza bocca quando cerca di spiegare i possibili motivi, quello che pensa, quello che crede, e le paure che vive. Conosceva già quel senso di inadeguatezza, e aveva paura, ma sperava anche che lui l’avrebbe capita, che non avrebbe fatto niente per metterla in imbarazzo, ma che fare?, parlare? dire la verità?, così nuda e cruda?, Sono ancora vergine, non ho mai fatto l’amore, oppure girarci intorno, lasciarla intuire?, Non ho molta esperienza in questioni di sesso, ma poi lì, in quel bar?, con tutta quella gente? No, non era così, non poteva essere in quel posto, doveva essere in un luogo aperto, dove avrebbe avuto la possibilità di scappare con lo sguardo, da quegli occhi che le facevano tante domande, che restavano lì increduli, come se conoscessero già le cose che le orecchie stavano ascoltando. 
Sì, sarebbe stato dopo, per strada, passeggiando, rompendo quel silenzio che lei aveva contribuito a creare, perché insomma quella domanda non era delle più facili, non per una come lei. Gli avrebbe preso la mano, gli si sarebbe stretta al braccio e l’avrebbe detto, che il suo anticoncezionale erano venticinque anni di pace assoluta, sì, insomma, che non si era fidata di nessuno, non era stata con nessuno mai, Ma perché me l’hai chiesto?, a cosa ti serve saperlo?, ma poi perché in quel modo?
Usare due o più punti di sospensione, o interrogativi ed esclamativi può dare meglio l’idea della sua meraviglia, dello stupore, della sorpresa, un po’ come usare svariati sinonimi per esprimere uno stesso concetto. È una tecnica che serve a rafforzare una convinzione, o anche un dubbio. 
Erano questi i pensieri che mi venivano in mente a sentirla parlare così, non stavo badando alle parole che aveva appena finito di pronunciare, ci avrei pensato più avanti. Erano altre le cose che mi interessavano, succede sempre così, col risultato che perdo occasioni. Ma non so fare diversamente, mi eccitano taluni riferimenti alle tecniche narrative, al punto da perdere di vista ciò che mi sta davanti, e così era scomparsa come nel nulla. Mi stavo perdendo dietro a teoremi che non avevano alcun contatto con la realtà, e lei intanto non c’era più. Non sapevo cosa voleva comunicarmi, non avevo colto i messaggi che mi aveva, anche abbastanza esplicitamente, lo capisco solo adesso, trasmesso.

giovedì 2 luglio 2020

Non so se voglio dirlo - 14

Ecco, storie come queste ritornano con insistenza a tempestarmi la vita, in ogni occasione, in ogni momento, forse perché non sono consapevole dei miei anni, non più. Cioè, non sono all'altezza dell’età che devo avere. 
Inadeguatezza esistenziale, così la definisco, e in quest’espressione ci sta tutto. C’è molto, sicuramente, molte delle incapacità e insicurezze, e forse un po’ dei miei rammarichi ed anche qualche rimorso. 
Il rimorso, lo dice la parola stessa, è qualcosa che morde, morde dentro, anche più di una volta, anche a distanza di molto tempo da quando è successo, o non è successo, l’evento che l’ha originato. È qualcosa che ritorna, periodicamente. Ma si può definire lo stesso rimorso, anche se non si conosce la causa? In ogni caso, quella cosa, comunque la si voglia chiamare, ogni tanto mi sembra di avvertirla. Forse è l’aver intrapreso una strada sbagliata, ma dell’errore ci si accorge sempre dopo, e allora? 
Potessi volgermi al passato, avessi la capacità di cambiare il corso della storia, adesso scriverei altro, sempre riguardante la mia persona, sia chiaro, perché di andare oltre, davvero non mi riesce, è più forte di me, non so fare altro che ripescare episodi già vissuti, a volte malamente vissuti, ma sempre miei. È il limite più grande della mia scrittura, a cui non riesco a sottrarmi. Mi difetta, e tanto, la capacità di immaginare, e quindi vado avanti così, ho deciso. 
Vorrei continuarla questa storia, che mi sta facendo compagnia, è diventata presente, a volte anche pressante, me la ritrovo di continuo, nelle pagine che leggo, nelle cose che vedo, nelle persone che incontro. È una responsabilità, la sento, che non posso delegare a nessuno, né, peggio ancora, trascurare. 
La storia che sto vivendo mi ricorda tanto quel giochino il cui scopo è prendersi cura di un personaggio o anche di un elemento del mondo virtuale, ad esempio un affettuoso animaletto, che bisogna accudire ed alimentare, che ha bisogno di essere nutrito. Entriamo talmente tanto in sintonia con questa dimensione che ogni giorno dobbiamo ricordarci di comprare qualcosa, di dargli da mangiare, rispettando rigidi orari, e  ferree abitudini alimentari, ma anche altre necessità vitali, le esigenze fisiologiche, se è un cagnolino portarlo a spasso per soddisfare i bisogni corporali, ed insomma trattarlo come se fosse presente, come se fosse con noi, uno di noi, perché se solo una volta ci dimentichiamo di lui, rischia di fare una brutta fine. Sentiamo, in definitiva, una certa responsabilità nei suoi confronti, non lo abbandoneremmo per nessuna ragione. 
Lo stesso vale se anziché con un animale ci troviamo ad avere a che fare con una pianta, oppure con un intero giardino. Dobbiamo ricordarci di essere sempre puntuali, e mantenerlo pulito, liberarlo delle erbacce infestanti, innaffiare i fiori, insomma trattarlo come se fosse una parte di mondo che ci appartiene, in cui anche noi viviamo.
Ecco, il rapporto con questa donna, che da qualche parte esiste, mi fa pensare esattamente a un Tamagotchi. La differenza è che so, e ne sono certo, so che lei esiste, è vera, è fatta di carne ed ossa, e soprattutto vive dei sentimenti, ed ha un cuore ed anche un cervello, e non è poca la differenza, anche se, a lungo andare, l’abitudine a pensarla e a saperla lontana fisicamente da me, mi porta a concepirla più come un essere virtuale, esattamente come uno di quei soggetti a cui ho accennato prima, che come una persona vera. Sta proprio qui il limite di questa operazione, in cui sono coinvolto da tempo, e che mi impedisce di continuare così. 
Ho bisogno di uno scatto in avanti, sapere che lei c’è, che esiste davvero e non poter avere con lei un rapporto diverso da quello che resta fermo tra le righe di una finzione, mi porta a pensare che le cose non potranno durare a lungo ancora così, che è necessario che faccia delle scelte, che prenda delle decisioni, che possono essere dolorose, ma anche necessarie, per me ed anche per lei. A meno che la storia che sto vivendo, che stiamo vivendo, non trovi uno sbocco in qualcosa che potrà dare ad entrambi delle soddisfazioni e, dopo aver a lungo riflettuto, la soluzione è quella di farla diventare, di farci diventare, i due personaggi di primo piano della storia che insieme stiamo provando a scrivere e che, a ben vedere, abbiamo anche già cominciato a fare, perché ho in mente di utilizzare buona parte delle cose che ci siamo scambiate, nel corso di tante corrispondenze, per scrivere quel romanzo che ritengo potrà farci stare bene e che considero l’unico modo perché il nostro rapporto possa continuare.
Ho solo bisogno di sapere qualcosa in più di lei, che però non sempre è disposta a raccontare. Vorrei che mi spiegasse, ad esempio, cosa sente quando dice di avere freddo, come l’assale il sonno così presto la notte, e quale vantaggio pensa di poter ottenere da un abbraccio a distanza. 
Oppure cosa pensa di poter ricavare da un bacio, se solo fossi là insieme a lei, e se il sangue comincia a circolare più rapidamente, a ribollire, quando mi avvicino e la stringo dolcemente a me, dove vuole sentire il calore delle mie mani, la pressione delle dita, vorrei sapere se mi vuole veramente accanto a sé la notte, se vuole che la prenda in braccio e la adagi piano sul letto, quando mi chiama per essere riscaldata, quando mi dice che ha bisogno di tenerezze per addormentarsi, del bacio della buonanotte, di un po’ di amore. 
Vorrei che mi dicesse di cosa è fatto il dolore profondo che sente per non avermi al suo fianco, che mi chiarisse la tristezza che avverto nei suoi occhi, in quel suo sguardo che intravedo nelle immagini che ogni tanto mi trasmette. Vorrei saperlo come fosse cosa mia, vorrei percepire anche solo un briciolo delle sue insicurezze e di come svaniscono all'istante quando finalmente le sussurro, Ti amo, amore, ti amo di un amore che non so descrivere, perché l’amore fa anche questo effetto, fa di questi scherzi, l’amore fa annebbiare la mente, fa confondere le idee, e non fa trovare le parole giuste, Ma sappi che ti amo comunque. Mi basterebbe anche solo un grammo della sua voglia di amarmi e, anche se non la conosco ancora abbastanza, sento tuttavia che è entrata a tal punto nella mia vita da non poterne più fare a meno.
Ma forse la questione, o il problema, non è se voglio dirlo, tutto questo, bensì che non so dirlo, o come dirlo. Non saprei, non sempre sono soddisfatto di ciò che riesco a produrre e ci ripasso su, come per convincermi che le cose che scrivo non sono proprio da buttare via, ma non sempre ce la faccio. Anzi, continuo a pensare che farei meglio a dedicarmi ad altro. Da uno come me, senza molte passioni, senza vizi, cosa potrà mai aspettarsi? Cosa potrà mai venire di buono da uno che non sa vivere emozioni?

martedì 30 giugno 2020

Non so se voglio dirlo - 13

Al solo sentire quelle parole sbiancò all'istante, non mi diede una risposta, non una convincente almeno, cominciò a girare attorno alle parole, come a nascondermi qualcosa, come volesse tenermi all'oscuro di un segreto che non mi aveva ancora svelato, quasi avesse paura, ma allo stesso tempo dava l’impressione di stare cercando l’occasione buona per parlarmene, ed io gliela stavo dando, volevo aiutarla a confessare quella che sembrava una notizia strettamente riservata, una confidenza che si svela solo ad un’amica intima, e per lei, per conoscerla più a fondo, mi sarei trasformato nella sua amica del cuore, anche se non è che avessi idea di come fare, né sapevo da dove cominciare, ma quando seppe che stavo scrivendo questa pagina, le cose cambiarono anche per me, quando le annunciai che avevo intenzione di scrivere questa storia, ebbe una reazione scomposta, che non avevo previsto, cominciò ad irritarsi, ad irrigidirsi, a diventare nervosa, ad accumulare una tensione che non avevo idea in cosa avrebbe potuto sfociare, poteva succedere di tutto, forse avevo visto male, le mie previsioni erano del tutto sbagliate, non avevo calcolato il suo amor proprio, quella forza che impone una difesa strenua di sé a tutti i costi, un’energia imprevista e forse anche ignota si era impossessata di lei e la faceva agire, ai miei occhi, in maniera del tutto irrazionale, un comportamento che mai mi era capitato di osservare in lei. 
Non sapevo più come continuare, volevo rispettare la sua ingenua timidezza, quella incapacità di esprimere le sue intime riservatezze, quelle che immaginavo fossero ritrosie di cui pensava fosse quasi impossibile potersi liberare e scrollarsi di dosso, una buona volta per tutte, perché certe paure sembrano insormontabili, è vero, ma solo fino a quando non si riesce in qualche modo a superarle. Dopo, ma solo dopo, tutto sembra facile, non si riesce a spiegare come si sia potuto verificare che quei timori, certe insicurezze, abbiano potuto creare tanto disagio e addirittura bloccare la nostra vita in uno stato di trepidazione, ogni volta che ci era capitato di dover fare una scelta o una mossa non del tutto chiara. Dopo, sì, tutto dopo, ma fino a quel momento la vita, il mondo intero, qualsiasi cosa è vista come un’enorme incognita che paralizza ogni attività.
So per certo che parlare di talune cose con me le causa un’agitazione che non sempre riesce a trattenere, le provoca un’eccitazione incontenibile, ad esempio, sentirsi dire che ho voglia di chiamarla, che ho bisogno di sentire la sua voce, anche solo per poco tempo, per un semplice saluto, e l’eccitazione in lei assume le forme più strane, la prende il desiderio di muoversi, di fare qualcosa, di salire sul primo treno e raggiungermi, subito, di essere già con me, scavalcando tutte le leggi della fisica, della dinamica, quelle che regolano il tempo, o il movimento, la velocità. L’eccitazione può diventare anche dolore, incontrollabile tachicardia, fuori da ogni controllo, è fonte di insicurezza, di profonda inquietudine, di pensieri che ancora una volta non osa svelare, pena una vergogna di esistere che non riuscirebbe a sostenere. 
Tutte queste cose le so, ma ce ne sono ancora tante altre che vado scoprendo poco alla volta. É che mi piacerebbe favorire in lei un percorso di affrancamento da taluni vincoli che la tengono bloccata. Mia cara Anna Chiara, ti affianco volentieri in questo progetto, avrei voluto dirle, avevo scelto questa frase, un po’ ad effetto, per dimostrarle ancora una volta il mio amore, forse anche senza averne il diritto, ma un giorno o l’altro, vorrei incontrarla davvero, vorrei la conferma della sua esistenza, vorrei indovinare finalmente la combinazione vincente, quella che mi farà distinguere tra le idee, le fantasie malsane, e la realtà, la sua fisicità. 
Ci tengo molto a questa cosa, perché lei, in questa comune ricerca dell’assoluto, ha la capacità di riportarmi alla realtà, anche se non è questa la strada che vorrei percorrere, perché, a ben vedere, io questo non sempre lo voglio, non sempre lo accetto, a me piacerebbe riuscire a permanere in uno stato di immaginazione perpetua, di perenne visionarietà, non dover fare i conti con niente, con nessuno. Mi basterebbe essere me stesso, sono fatto così, con le mie fantasie, con le mie contraddizioni, anche, ma senza contatti col resto del mondo, essere puro pensiero, ecco, forse si può sintetizzare così il mio estremo desiderio. Non so se sarà facile realizzarlo, questo sogno, ma ci sto provando, e lei mi sta aiutando a scrivere le regole del gioco, a reinventarle anche, di volta in volta, in questo mi sta fornendo un aiuto inestimabile.