Lettori fissi

domenica 1 gennaio 2012

Chiedi alla polvere - JOHN FANTE

Citazioni metaletterarie e COMMENTI-ISPIRAZIONI da "Chiedi alla polvere" di John Fante.
Come fa a parlare delle donne, se non ne ha mai avuta una?

L’avevo conquistata, ora era disposta a fare qualsiasi cosa le avessi chiesto, ad assecondare ogni mio capriccio.

... e un periodo d’oro, i miei libri vanno a ruba, ma mi ero messo in testa di scrivere un racconto su un tipo che ruba un litro di latte e volevo documentarmi.


La descrissi, come una tigre, che io avevo inchiodato a terra e sopraffatto con la mia forza invincibile. Nel finale, lei mi inseguiva carponi, piangendo e implorando pietà. Mi parve eccellente. Ma quando rilessi quello che avevo scritto rimasi molto deluso; non era che un cumulo di banalità. Strappai il tutto e lo gettai via.

STORIE, TANTE STORIE COME VISSUTE, STORIE SOLO IMMAGINATE, STORIE PRONTE PER ESSERE SCRITTE


Penso a quel luogo di morte, alle ferite che si porta addosso, e cerco delle parole che le scrivano, che le immortalino sulle pagine di un manoscritto


LE STORIE NASCONO E SI SVILUPPANO A PARTIRE DAL UN SOGNO, DA UN DESIDERIO E I PERSONAGGI DIVENTANO IMMEDIATAMENTE, COME PER MAGIA, REALI

... e io mi domandai perché, quando ero solo, la vedevo in un modo mentre ora mi sembrava diverso

Dov’erano finite le parole, i piccoli slanci di passione che avevo portato con me? Dov’erano i sogni e il desiderio, che fine aveva fatto il mio coraggio e perché me ne stavo lì a ridere smodatamente di cose che non mi interessavano? Avanti, Bandini ... ritrova il tuo desiderio, abbandonati alla passione come raccontano nei libri. Due persone in una stanza: una è una donna, l’altra Arturo Bandini, che non è né carne,né pesce, né niente.


- C'è qualcosa che voglio dirti - cominciai.
- Forse potresti aiutarmi. E qui mi fermai.

Poi il cuore prese a battermi veloce perché si stava avvicinando a quello che volevo mi chiedesse.


- Sono così sola. Fa finta che io sia lei
- Sì. Facciamo così. Tu sei Camilla.


Prima di uscire, mi fermai sulla soglia e lanciai un’occhiata all’intorno. Imprimitelo bene nella memoria, perché è quello che è successo. Anche qui si è fatta la storia.
MI AUGURAI UN DISASTRO, UN’ESPLOSIONE, QUALCOSA DI TRAGICO, PER POTERNE PARLARE
L’idea nacque dalla mia disperazione e mi arrivò come in sogno, la prima buona idea di tutta la mia vita, forte, pulita e intera. Pagina per pagina, riga per riga, lo vidi tutto scritto, il mio racconto su Vera Rivken.


Cominciai e mi accorsi che scorreva facilmente. Ma non nasceva dalla mente, non si sviluppava dalla riflessione. Si muoveva da solo, sgorgando come il sangue. Finalmente ce l’avevo fatta. Ecco che parto, senza intralci, o Dio, come mi piace. O Dio, come ti amo. E te, Camilla, e tutti gli altri. Ecco che parto, ed è una sensazione bella ae dolce e calda, morbida, deliziosa, delirante. Lungo il fiume e sopra il mare, questo sono io e questa sei tu, parole grevi, parole lievi, parole esili, whee, whee, whee.

E la cosa continua, anelante, fremente, senza fine, e cresce. Lavorai per ore, finché poco per volta me la ritrovai nella carne e nelle ossa, finché mi invase tutto, indebolendomi, accecandomi. Camilla! Dovevo averla! Mi alzai e uscii dall’albergo, avviandomi verso il Columbia Buffet.


A questo punto Arturo Bandini, il grande, romantico Bandini, celebre per la ricchezza del suo elogio pescò nel fondo della sua immaginazione.

DOVEVI SBRIGARMI, FARE ALLA SVELTA, LA MEZZANOTE SAREBBE ARRIVATA PRESTO


E LA VIDI, DISTESA PER TERRA, IN UNA POZZA DI SANGUE, MORTA, LE PAROLE NON BASTAVANO A DIRE IL MIO DOLORE, I SEGNI GRAFICI DEL TUTTO INSUFFICIENTI, SERVIREBBERO CARATTERI CUBITALI PER POTER ESPRIMERE QUELLO CHE SENTIVO IN QUEI MOMENTI, VOLEVO GRIDARE, MA NON SI PUO’ RENDERE UN URLO CON GLI STESSI CARATTERI USATI PER UN SORRISO O UN LAMENTO O QUALSIASI ALTRA COSA DIVERSA DA QUELL’IMMENSO DOLORE CHE MI STAVA INVADENDO, TRASFORMANDOMI IN QUALCOSA CHE NEMMENO IO AVREI POTUTO CONTROLLARE, UN MOSTRO, UN ESSERE FINITO, NON IO

Era entrata anche lei nel gioco della fantasia

Mi sarebbe bastato guardare fuori per farmi venire le idee e sfornare pagine su pagine

domenica 11 dicembre 2011

magie in corso

prima di svegliarmi completamente del tutto mi ripasso vari romanzi in testa, apporto gli ultimi  ritocchi alle frasi, quelle che appaiono incomplete, un ripasso necessario, quasi indispensabile per un buon inizio di giornata, sembrano manifestarsi tutte in quel momento, dopo un intenso lavorio durato tutta la notte, come una competizione per assicurarsi un biglietto in prima fila, essere pronto all’alba di un nuovo giorno per la prima pagina di un giornale importante, il futuro, il futuro di questa storia, lo costruirò attraverso i ricordi, attraverso il riversarsi nell’oggi del film del passato, che ancora non so come scrivere, se non ricopiando e ricomponendo brani di discorsi, di pensieri, di riflessioni, senza alcun collegamento tra loro, almeno apparente, perché qualche legame ci dovrà pur essere, sono stati il mio passato, la mia vita, ed ho bisogno di aiuto, un sacerdote del bello, un asceta contemplativo, un mago divino, qualcuno cui affidarmi, e il mago me lo sento dentro, che mi suggerisce frasi, che mi dona parole, che mi consiglia visite, senza sarei altro, forse niente, mi ci sto abituando, sta diventando familiare, un essere che non voglio abbandonare, e voglio che non mi abbandoni, che sia sempre più parte di me, per questo di tanto in tanto ci ritorno, a quell’idea, un progetto che tengo in vita, risvegliandolo da un sonno appagante, perché mi dia la forza necessaria, perché mi faccia da guida, da solo non saprei, non sarei niente, ho bisogno di lui, come acqua, come aria, quando mi fermo, quando non so andare avanti, è a quel dio che mi appello, è lui che prego e imploro, è ai suoi miracoli che mi aggrappo, le sue magie direbbe, i suoi artifici, le atmosfere che si vengono a creare, che contribuisce a creare, io lo so, non fingo certo, lo so che è tutto merito suo, se sono ancora in vita, se ancora ho la forza di continuare, se sto scrivendo, anche se può sembrare che sto fingendo, anche se do l’impressione di fingere, di non essere sicuro, di ritornare più volte sullo stesso concetto, sulla stessa frase, mi serve per collaudare le idee, per rafforzare le certezze che si stanno concretizzando, giorno dopo giorno, grazie anche al contatto col mio mago, col mago che mi è stato assegnato, dal destino, o chi per lui, non importa, non è il momento di indagare o di approfondire, il mago è tutto per me, e non solo per me, anche per la mia vita, è tutto quanto possa desiderare, ho bisogno di un mago in cui credere, altrimenti non ce la faccio a riportare o ripartire dal passato, dal lontano passato, anche dai giorni che non ricordo, e lui, il mago, serve anche a questo, a lui basta poco, un gesto banale, un lieve movimento della bacchetta, o di altro strumento, un qualsiasi ferro del mestiere, appreso in anni ed anni di pratica, anch’io mi ci metterò un giorno, anch’io diventerò mago, mago di me stesso, mi serve per farmi le magie da me, anch’io diventerò santo, santo per me stesso, mi serve per farmi i  miracoli, i miracoli su di me, un tentativo al giorno, una prova, seguirò gli insegnamenti, lezioni dure, partecipazioni assidue, per raffinare uno stile che sia mio, una storia al giorno ad esempio, oppure ogni giorno una storia, la sforzo di domare i pensieri, dominare le parole, piegarle alle mie necessità, dopo anni di esercizi infruttuosi, almeno qualcosa di cui essere soddisfatto, non dico orgoglioso, o andarci fiero, ma almeno qualcosa di mediocre, che mi liberi del vuoto che mi ammorba, una storia buona per una frase, anche solo una parola, da cui ripartire, per alimentare l’immaginazione, per ingravidarla, non prosciugarla, non renderla sterile, o malata, come purtroppo è già successo parecchie volte, che ho immaginato di tutto, storie inconfessabili, non so come abbia potuto, arrivare a tanto, e per immaginarle le ho provate quelle cose, sperimentandole su me stesso, un passaggio indispensabile, ne andava di mezzo la mia credibilità, così pensavo, e non solo la mia, anche quella della mia fantasia, della mia immaginazione, ma ancora non è tempo, ne parlerò in un'altra occasione, un altro momento, per adesso sento che è meglio sottrarmi alla tentazione di elencare i mille corpi che si ammassano nel mio corpo malato, contagiato dalle storie dei pensieri che hanno preso la forma di formazioni velenose, nocive, che sono andate a nascondersi, a prendere posizione nelle più intime, segrete, nascoste parti, nei più imperscrutabili anfratti della mia anima, dentro nell’intimità delle delicate circonvoluzioni del cervello, ormai interamente infestato, non adesso, sarebbe lungo e non sono tanto sicuro di avere abbastanza tempo, prima vengono altre cose, troppo semplice sarebbe altrimenti, basterebbe un fiat lux da niente, e la luce fu, una semplice parola, il solo verbo, sufficiente a creare un mondo, il mondo, un trucco troppo facile, e fu davvero un gioco da ragazzi per me diventare professore di portoghese, è bastato che qualcuno, un prete, o una brasiliana di ritorno mi domandasse se io ero l’altro professore, quello che affiancava Francisco, ed ovviamente ero io, un trucco da nulla, nessuno se ne accorse, e continuai a sostenere quel ruolo, ed ancora oggi, mi ritrovo a studiare letteratura lusofona, per soddisfare le curiosità della gente che non ha dubbi sulla mia professione, mi sono inventato, mio malgrado, una nuova figura, un’immagine che non sospettavo, che mai s’era sognato di ammattire dietro Pessoa e le sue infinite immedesimazioni o estrapolazioni, o estrazioni, o intersecazioni di varie realtà che non ho capito bene come si compongono nel panorama letterario portoghese, ma mi è facile fare buon viso a cattivo gioco, o comunque a intrecciare in mezzo a tutte quelle, anche la mia persona, o l’immagine che anch’io ero stato capace di costruirmi, senza minimamente volerlo, anche se nel ricordo sarò altro

sabato 10 dicembre 2011

Senza titolo

... e però non sapevo cosa fare, non sapevo cosa dire, però sentivo che qualcosa da dentro stava arrivando, qualcosa stava nascendo, come un grande consiglio che arrivava dalle viscere più profonde, uno stimolo dai più lontani recessi, e non dovevo farmi sfuggire quest’altra opportunità, qualcosa che non saprei esprimere o sintetizzare in poche parole o parole povere, ed allora a volte  sono costretto a distinguere i tempi, mi trovo nella necessità di espandere i concetti, di allargare i margini di scrittura

domenica 27 novembre 2011

Che rabbia!


... che rabbia, sapere che da qualche parte sono in grado di fare delle cose che di solito non riesco a fare!, mi provoca un’enorme irritazione il fatto che nei sogni riesco a volare e qui invece, da questa parte del mondo, non sono capace nemmeno di guidare un’automobile, è per questo che mi convinco sempre più che non devo essere io quello che agisce nei sogni, deve essere qualcun altro che entra dentro me e per un certo periodo di tempo si alimenta delle mie risorse, succhia le mie energie e sopravvive il tempo necessario per farmi sentire un verme, allora, quando proprio non ce la faccio più, quando il peso della vergogna prende il sopravvento, mi sveglio, e non posso far altro che riconoscere i miei limiti.
Fortuna che amo scrivere, è una forma di compensazione, gliela faccio vedere io a quel tipo che mi usa, la scrittura, del resto, permette di inventare di tutto, tutto è permesso, e nessuno potrà mai obiettare nulla.
O forse il sogno è uno, uno solo, che esiste a prescindere, assoluto, di tutti, di chiunque lo voglia prendere, una realtà a disposizione di chiunque.

sabato 26 novembre 2011

biblioteche wireless

... sì, adesso però non so più come fare, ci sono persone che mi chiedono di scrivere cose assurde, la gente è davvero strana, ed io, se voglio sopravvivere, in qualche modo dovrò pur farcela, mettercela tutta, anche quando mi viene chiesto di scrivere di cose di cui non ho mai sentito parlare e pertanto non saprei proprio da dove cominciare, forse è anche per questo che visito spesso le biblioteche, mi viene da pensare che si possa creare una circolazione di idee tra i frequentatori ed in qualche modo che non so possa trarne vantaggio oppure, altre volte immagino che un luogo pieno di libri possa essere il posto ideale per assorbire i fluidi delle lettere, immagino che si possano creare dei passaggi di onde, che le idee, dalle pagine dei libri, vibrino nell’aria e possano contagiarmi e così tutto diviene più facile, una rete wireless di pensieri, riuscirei persino ad analizzare l’influenza della pioggia sulla psicologia infantile, nei bambini nati in paesi in cui il deserto è il paesaggio dove hanno sempre vissuto, o anche missioni più semplici, anche se relative ad argomenti apparentemente poco noti o poco familiari, cosicché l’adolescenza considerata come una catastrofe non mi apparirà più come un’astrusità bella e buona ma qualcosa su cui potrei tenere una conferenza davanti ai massimi esperti internazionali del campo

giovedì 27 ottobre 2011

Scopo di questo blog ...


Sono state varie ma forse non molte le occasioni in cui ho pubblicato dei post in questo blog.
C’è stato un tempo in cui ho pubblicato versi, frasi, cose che mi venivano in mente, poi ho cominciato a pubblicare degli scritti a mo’ di recensioni dei libri che leggevo, ma in effetti la cosa che più mi interessava era lasciare una traccia, sia pur minima, di quello che leggevo, perché poteva capitare, ed è capitato, che non ricordavo nemmeno di aver letto un libro ed allora pensavo che scrivendo una sorta di riassunto, una sintesi della trama, forse potevo avere più possibilità di ricordarmi, a distanza di tempo, di cosa trattava un determinato libro, ed allora scrivevo qualcosa tanto per avere un’idea, qualcosa cui appigliarmi quando volevo assolutamente ricordarmi il nome di qualche personaggio, se non addirittura dell’autore di un determinato libro che ero certo di aver letto e comunque non è servito a molto nemmeno questo accorgimento perché anche se ritorno a leggere qualche post lo stesso non riesco a ricordare nulla, nemmeno se ha scritto qualcosa di abbastanza analitico su un libro ed allora, mi viene a volte da abbandonare il blog al suo destino, di rinunciare a tutto, ma poi mi capita di leggere un bel libro e ritengo giusto portare a conoscenza chi mi segue, o chi incappa accidentalmente fra queste pagine, del libro che mi ha deliziato, ma non sono sicuro di raggiungere l’obiettivo ..., i meridiani ed i paralleli si scontrano e si intrecciano inestricabilmente ..., boh!