No, non c’è nessuna storia
attorno a quel vulcano, ed io vorrò essere il primo a scriverne una, perché non
è possibile che si lasci lì un tesoro, senza che se ne descrivano i lati
positivi, ma non solo, anche quelli che sono meno apprezzati, di un vulcano che
svetta fin lassù da tempo immemorabile, possibile che non sia venuto mai in
mente a nessuno di raccontare la forza di questa montagna?, che pure, di azioni
da raccontare ce ne sarebbero, ce ne sono state tante, ma non solo eruzioni,
non solo tremolii, e fuoriuscite di gas, di polveri e ceneri, senza dover necessariamente
accennare alle correnti di lava che nei secoli passati hanno coperto il mondo
tutto attorno, sembra si sia creata una difesa, una sorta di corazza
inaccessibile, una forma di sicurezza di cui nessuno è riuscito a capirne o
anche solo intuirne la necessità, se n’è stato buono buono finché ha voluto,
poi, per chissà mai quale capriccio che sentiva l’urgenza di dover soddisfare,
ha deciso di eruttare, di inondare il terreno circostante di roccia viva, che
però ha portato morte e distruzione, doveva apparire bello il panorama con i
rivoli infuocati che scendevano per i fianchi del vulcano e che in breve si
spegnevano e si raffreddavano, lasciando solo sterili distese che ancora oggi
fanno apparire quell’area come uno sterminato deserto dove, per quanto impegno
possa metterci mano d’uomo, non potrà crescere più niente, e chissà per quanti
secoli, per quanti millenni ancora, sembra essere stato così da sempre, nessuna
creatura resiste a tanta aridità e secchezza, ma forse non sono, questi,
termini appropriati, qua non si può parlare di aridità, come se si volesse
contrapporre questi paesaggi a qualcosa di verdeggiante, di florido, no, questo
non è un confronto valido, il contrario di queste terre è un altro niente, non
sarebbe esatto dire che all’estremo opposto di questi vuoti ci possa essere
qualcosa di pieno, non c’è assolutamente niente, non un animale, non un piccolo
rettile, né un insetto, nemmeno un qualcosa di invertebrato, ed anche i muschi
o i licheni che qualcuno vorrebbe evocare, come unica forma di vita in contesti
simili, ebbene, anche quelli sono secchi, morti, fossili antichi di millenni,
che nessuna pioggia potrà mai ravvivare, e in tutto questo sarà difficile anche
per me riuscire ad inventare qualcosa, ma ci proverò, non mi arrenderò alle
prime difficoltà, sono uno tosto io, almeno così mi ritengo, anche se, a dire
il vero non ho prove ufficiali da portare a dimostrazione di questo assunto, ma
l’importante è che a saperlo sia io, non ho peli sulla lingua, e nemmeno sullo
stomaco, è per quei pendii che vorrei vedere arrampicarsi un uomo, uno che
presto impareremo a conoscere bene, perché è la sua vita che verrà raccontata,
e non solo in questa fase finale del suo percorso, che non è solo fisico, ma
anche metaforico, nel senso che si sta avviando verso l’ultima parte della sua
esistenza, ed appare chiaro fin da ora al lettore attento che si sta parlando
di una persona che sta per morire, ma non perché ormai ha vissuto tanto, anche
perché, come si fa a quantificare una vita?, è che malauguratamente sta per
andare incontro ad una disavventura che a nessuno farebbe piacere affrontare,
no, non è un incontro con un serpente velenosissimo, non ho forse detto che da
queste parti non attecchisce niente?, e allora, cosa vi aspettate?, no, non è
questo, e se avrete un po’ di pazienza lo scoprirete presto, e senza che lo
dica apertamente, certe cose si svelano ai nostri occhi, a quelli della mente,
senza necessità che vengano manifestate apertamente, basta un po’ di intuizione
e la realtà si rivela come nessuno poteva immaginare, e forse non è nemmeno il
caso di continuare, perché c’è già chi ha capito tutto, e ciò che mi capita di
chiedermi da un po’ di tempo a questa parte, e sempre con più insistenza, è
cosa mai ci sto a fare io, se la fantasia di chi legge supera di gran lunga la
capacità di espressione di chi scrive, ed il bello è che non so nemmeno darmi
una risposta, ed allora?, tutte le fantasie che avevo messo in moto?, le
scalate su per i fianchi del vulcano?, le aspettative di chi mi ha seguito per
un po’ nei miei ragionamenti?, tutto il fiato sprecato?, tutte le parole pronunciate?, avranno avuto un significato?, oppure si sono prosciugate, come è
successo a queste terre?, che ormai mi hanno tolto persino la forza di
continuare, ho sbagliato tutto, era di altro che dovevo cominciare a scrivere,
un mare in continuo ed eterno movimento, un sole che dà luce, una primavera che
fa rinascere la vita, un alba nuova che mi manca, da tanto, da troppo tempo
ormai
Lettori fissi
sabato 23 marzo 2013
domenica 17 marzo 2013
Lo seguirò
Lo seguirò, non temete, non me lo lascerò scappare, gli starò dietro ad ogni costo, ora che l’ho conosciuto, e ne ho scoperto certe qualità, sarebbe un vero peccato se scomparisse ai miei occhi come niente, non me lo perdonerei mai, attenzione dunque, anche nelle circostanze più sconvenienti gli starò alle calcagna, e non lo perderò di vista, lo tallonerò, ad ogni costo, lo ribadisco, è una scommessa, anche se non sarà un’impresa facile, lo so già, dovrò prestare la massima attenzione, anche una piccola distrazione può pregiudicare tutto il lavoro svolto con tanti sacrifici, non devo avere fretta, i problemi si devono affrontare con la dovuta calma, con la necessaria cautela, non sono cose da niente, converrete con me, ho studiato a lungo per arrivare a queste conclusioni, a questi risultati anche, piccoli successi di cui vado orgoglioso, e non sarà per pigrizia, indolenza o peggio ancora, per sventatezza, che correrò il rischio di perderli per sempre, perciò, ripeto, occhio, non sprechiamo tutto con comportamenti ingenui, sarebbe oltremodo difficile ricreare le condizioni per una rinascita, senza possibilità di riscatto, su questo metterei la mano sul fuoco, e a nulla servirebbe rammaricarsi, rimproverarsi certi atteggiamenti, versare lacrime di coccodrillo, e potrei mettere in fila tante altre espressioni di questo tipo, che in fondo esprimono lo stesso concetto, ma penso di aver reso abbastanza chiaramente l’idea, e cioè che arrivato a questo punto, la cosa che più importa è cercare di descrivere le sue mosse, in modo da rendere espliciti i suoi limiti, gli aspetti biasimevoli del suo carattere, perché solo mettendo in evidenza certi difetti sarà possibile evitare che vengano ripetuti anche da altri, e non è cosa di poco conto, riuscire cioè a evidenziare le cose negative che esistono in lui, perché per troppo tempo si è cercato di nasconderle, o di mascherarle, con la scusa di una non meglio specificata ingenuità, o anche col pretesto che, dopo tutto, non era in malafede che agiva quando trattava male le donne con cui si trovava spesso ad uscire, e con le quali finiva immancabilmente a letto, dopo averle raggirate e abbindolate spudoratamente, facendole bere all’inverosimile alcolici di ogni tipo, costringendole persino a drogarsi, senza che sospettassero nulla di quello che stava accadendo, a loro completa insaputa, e tutte ci cascavano, senza eccezione alcuna, non ce n’era una che sfuggiva a questa che era diventata una regola ferrea, non sapevano resistere al suo fascino, al suo fisico anche, e comunque al suo modo di fare, che non saprei ben spiegare, sta di fatto che se non era dopo la prima volta, alla seconda già trovava il modo di spogliarle e sbatterle, e non solo in casa, no, ovunque si trovava, nel bagno di un pub, o di notte, nei giardini pubblici, luogo indicato per certi lavoretti che gli venivano bene, di nascosto, dietro qualche albero, o alla base di talune sculture moderne, senza una forma ben definita, senza capo né coda, ma che si prestavano bene come appoggio per esercizi sessuali acrobatici particolarmente apprezzati dalle sue donne, ma anche tra le auto posteggiate lungo gli argini del fiume, o persino in chiesa, è successo anche questo, durante una pausa dai lavori, gli avevano affidato il compito di restaurare certi affreschi sopra la navata centrale, e lui, non era stato capace di portarsi una brasiliana sul ponteggio più alto, con la scusa di farle vedere da vicino come lavorava, come ravvivava i colori del mantello di una madonna,?, quella volta arrivò a scoparsi una donna a pochi centimetri dal soffitto, in equilibrio su una piattaforma aerea per nulla stabile, non si tirava indietro di fronte ai pericoli, semplicemente non li vedeva, non li considerava pericoli, quando aveva fra le mani una donna non si curava di null’atro, e cosa dovrei fare, non parlarne, ignorare le sue prestazioni?, sono tra le performance più esaltanti, lasciarle da parte significherebbe parlare di un’altra persona, dedicarmi ad un personaggio diverso da quello che ho pensato, e ci ho messo tanto, credetemi, vedo già scolare le tinte sul pavimento della chiesa, l’indaco delle vesti che si perde abbracciando i tubi innocenti per tutta la loro lunghezza, la terra di Siena che macchia il travertino delle colonne, prima le foglie del capitello, poi giù per le scanalature del tronco, fino alla base quadrata, su più livelli, il rosso sangue che dal mantello della vergine si sparge scendendo dritto fin dentro i mosaici del fonte battesimale, quanti fedeli rabbrividiranno d’orrore domani, entrando in chiesa, costretti a fare lo slalom fra le chiazze dei colori sparsi per terra, senza trovare una giustificazione a tanto sacrilegio, il nostro amico non si è curato di lavare le macchie, nemmeno una pulizia superficiale, tutto lasciato alla mercé dei lamenti dei credenti, che in tutto questo non esitano a vedere la mano del demonio, e attaccano a pregare, una catena di orazioni per liberare dai malefici la casa del signore, dove tante volte si sono ritrovati per pregare, per scacciare il maligno, ma dove si è mai sentito che in una chiesa, il luogo sacro per eccellenza, si sia consumato un atto così peccaminoso?, e ce ne vorranno tanti di rosari da recitare, non solo a maggio, non solo le novene, e le processioni, e le tante altre occasioni che il signore ci offre, ogni volta che si presenta per chiederci conto dei nostri comportamenti, non basterà pregare nelle feste comandate, e tutte le domeniche, il giorno del signore per antonomasia, ci vorrebbe un anno intero di preghiere e sacrifici per mondare la santa Chiesa dai turpi traffici che si sono consumati, e che ancora si consumano, all’interno delle sue istituzioni, preghiamo fratelli, perché il signore ci dia la forza di lavare le nostre anime dai peccati che si sono riversati sui nostri corpi fragili e deboli, che sono ricaduti su di noi perché non siamo stati capaci di vigilare sulle nostre case, sulle nostre famiglie, perché il diavolo è sempre alle porte, e solo pregando possiamo elevare una barriera protettiva tra noi e quell’essere spregevole che ci tenta di continuo, in mille modi diversi, ambigui e subdoli, non facciamoci ingannare, quell’essere immondo, quel rappresentante del male estremo, dovrà andare via, non potrà più lavorare qua dentro, ci sono tanti altri bravi imbianchini che saranno contenti di servire il signore, e di rendere la sua casa come rinnovata, così che possiamo ritornare a svolgere le sacre funzioni con rinnovato amore, non dobbiamo farci imbrogliare di nuovo da quel furfante, bisogna alzare la soglia di attenzione, il pericolo si può nascondere dietro ogni angolo, e questo lo diceva con grande convinzione, che veniva resa con la voce alta, con gesti ampi delle braccia, coperte e assecondate dagli ondeggiamenti degli abiti talari, con uno sguardo fisso su un punto che conteneva tutta la folla, che in quel momento era attenta alle sue parole, che sembravano spargersi per tutta la chiesa, come se stessero uscendo dal turibolo che un chierichetto muoveva avanti e indietro per inondare lo spazio circostante di essenze di resine orientali, che si infilavano nei corpi dei fedeli, irritando le loro narici ed arrivando nello stomaco, le viscere attorcigliate non resisteranno molto alle fumigazioni con questo copale messicano, tanto intenso quanto disgustoso per alcuni, e per molti altri insopportabile, dobbiamo essere preparati al peggio, in ogni momento, non dobbiamo distrarci, non possiamo permettercelo, dobbiamo stare uniti, più che mai, perché solo stando uniti possiamo opporci al nemico, possiamo combattere il male assoluto, non dimentichiamolo, l’unione fa la forza, e non è solo un modo di dire, ché altrimenti se ne potrebbero trovare di più efficaci, di più adeguati ed utili alla fattispecie, è che certi detti sono validi sempre, in ogni circostanza, sono ineccepibili, indiscutibili, e in ogni caso, non siamo mica arrivati a questo punto per mettere in discussione quanto detto finora, ormai, quel che è fatto è fatto, i diritti acquisiti non si toccano, non si torna nuovamente sulle cose dette, si perderebbe solo tempo inutilmente e abbiamo ancora molto da raccontare, e non solo di questa persona che ormai è passata in secondo piano, ce lo siamo quasi dimenticato, non ci ricordiamo nemmeno dove l’abbiamo lasciato, chissà quanti di voi stanno ancora pensando alle acrobazie sui ponteggi dentro la chiesa, da cui tutto sembra aver avuto origine, ma non è così, svegliatevi, quello è andato avanti, non si ferma mai, cosa pensate?, sottovalutarlo è l’errore più grande che possiamo compiere, dobbiamo inseguirlo, cercare di evitare che commetta altre azioni che potrebbero causare danni maggiori ...
domenica 10 febbraio 2013
Nel vento
Il lettore legge sempre un libro
diverso rispetto a quello che l’autore ha scritto.
Entra nelle pagine con la propria
cultura, con la propria preparazione, con la propria esperienza. Che è
necessariamente altra, diversa da quella dell’autore.
Non può, il lettore, capire tutto
di quello che legge (di certo nemmeno l’autore può possedere un quadro completo
di tutte le implicazioni che ciò che ha scritto può provocare e suscitare in un
lettore. Ma questo è un altro discorso).
Ho letto “Nel vento”, ultimo lavoro di Emiliano Gucci, e mentre lo leggevo
sentivo che mi suscitava delle impressioni, delle reazioni, delle riflessioni,
dei quesiti, che in ordine sparso riporto di seguito.
Nel vento
Subito, fin dalle prime righe,
senza mezzi termini, veniamo informati che il narratore ha perso il fratello in
circostanze tragiche, e più tardi anche la sua compagna. E, ci viene detto
anche, che è per questo che corre.
C’è una persona che corre,
dunque, che sta per iniziare una corsa che sembra importante.
Nella realtà la corsa non dura che
una manciata di secondi. Emiliano Gucci invece è riuscito a costruirci un
romanzo in cui la narrazione, incentrata su questa corsa, si protrae per oltre
cento pagine.
Nella fase immediatamente
precedente la corsa, fermo sulla linea di partenza, il protagonista torna a
pensare ad episodi della sua vita, e contemporaneamente osserva e commenta i
comportamenti dei suoi compagni di gara.
Un puzzle di ricordi, che
arrivano all’improvviso, senza preavviso, da mondi ed esperienze diversi, che convergono
a costituire e costruire il passato. Il narratore sembra attingere da un
repertorio di frasi custodite in un archivio via via arricchitosi di
impressioni suscitate dalle tante esperienze vissute. Sembra di assistere ad
una caccia al tesoro dei ricordi.
I fatti rievocati si manifestano
come episodi isolati, che all’apparenza sembrano non avere un filo conduttore
comune. Eppure ci dovrà pur essere! Sono curioso di scoprire anche questo
aspetto, qual è il collante, cioè, che tiene uniti tutti questi episodi.
Vengo catturato dalla lettura, ma
forse, per rendere giustizia ad Emiliano Gucci, sarebbe più corretto dire dalla
qualità della scrittura/struttura della narrazione.
Risposte nel vento
E il racconto va avanti di questo
passo, suscitando nel lettore una certa curiosità. Vorrebbe sapere, ad esempio,
per quante pagine il romanzo potrà continuare così, o il perché di quel titolo,
o ancora che parte avrà il bellissimo uccello che appare in copertina, e
vorrebbe avere delle risposte chiare alle tante altre domande che sorgono
spontanee man mano che si inoltra nella lettura.
Ci fu un tempo in cui, proprio nel
vento, successe che un lupo paralizzò il protagonista ed il fratello, dopo
averli raggiunti con lo sguardo. Sarà questa la risposta ad uno dei quesiti?
C’è l’attesa della corsa, e c’è
l’aspettativa di capire come e perché il fratello del protagonista sia stato
ucciso dal padre: sono molle fondamentali che fanno andare avanti senza alcun
indugio nella lettura.
C’è una falsa partenza e un
centometrista viene squalificato.
C’è un’altra falsa partenza.
Altra squalifica.
Ci sono proteste tra il pubblico,
fomentate dalle reazioni del secondo corridore squalificato. La corsa rischia
di essere sospesa.
Quanta azione c’è in queste
pagine?
C’è la pioggia, tanta pioggia,
come in “L’umanità”, il precedente
romanzo di Gucci e c’è molto altro ancora.
Ci sono almeno due motivi, fra
altri, che mi spingono a continuare la lettura di questo romanzo: che l’autore
si decida a svelarci cosa è successo veramente al fratello del protagonista, e sapere
come andrà a finire la corsa.
Mi chiedo anche se sia stato facile,
narrativamente parlando, rimandare per così tante pagine il momento dello start, o se l’autore aveva strutturato
fin dall’inizio così il romanzo, in maniera da far durare tanto questa fase
prima dello sparo o se, ad esempio, poteva durare anche per molte altre pagine,
se chi ha scritto si è fatto prendere la mano ed ha seguito un istinto, fino a
quando non ha ritenuto di essere abbastanza soddisfatto di quello che è
riuscito a costruire.
Chissà se la corsa è qualcosa di fondamentale
nell’economia della storia, un’ambientazione indispensabile, oppure tutti i
ricordi, le scene del passato, potevano essere rievocati, con la stessa
significativa potenza in un qualsiasi altro contesto.
Qual è la storia, infine? La
storia è la corsa, la sua preparazione, la parte finale?
In fondo la descrizione della
gara in sé non c’è quasi, dura meno del tempo effettivamente impiegato per
essere percorsa.
Ecco, se avessi di fronte Emiliano
Gucci, sono queste le domande che mi piacerebbe porgli, per soddisfare
curiosità che forse sono legittime ma forse hanno poco senso, perché ognuno
scrive per rispondere ad un’esigenza che non sempre è in grado di spiegare o
contenere, e spera, almeno per il tempo della scrittura, di vivere un periodo
di appagamento o felicità che difficilmente potrebbe vivere in altro modo.
Aspettative del lettore
Ed al lettore, cosa resta alla
fine di questa gara?
Un sentimento di delusione, per
non aver colto, o intuito fin dall’inizio, distratto forse dalla forza
dell’evocazione, chi è stato, ad esempio, ad aver raccontato questa storia, o
se la storia doveva necessariamente essere questa, oppure poteva anche essere
un’altra, e cosa ha fatto sì che fosse questa e non un’altra; o di frustrazione,
per non aver ricevuto risposte soddisfacenti ai tanti dubbi sorti nel corso
della lettura.
Ed allora, non gli resta che ricominciare
a leggere il romanzo, subito appena girata l’ultima pagina, oppure anche a
distanza di tempo, per riassaporare la gioia della lettura di questo splendido
lavoro, per capire come, con dosaggio persino estenuante, l’autore ci presenta
dettagli di un passato che stenta a definirsi nella sua interezza, e per
capire, allo stesso tempo, come abbia saputo saggiamente disseminare lungo la
narrazione quegli elementi necessari a ricostruire un puzzle che, una volta
ricomposto, disvela l’opera di uno scrittore che, approdato alla Feltrinelli,
potrà finalmente essere apprezzato per le sue qualità anche da un pubblico più
ampio.
Lo stile narrativo fa pensare ad
una sorta di lungo monologo, di confessione anche, ricreato a volte con una
scrittura rapsodica, modulata sul ritmo di una memoria che recupera ricordi da
un passato avvolto in un’aura di mistero, forse anche troppo, con mele morse
rimaste su un tavolo, teste di gatti tagliate di netto, verità tenute
opportunamente nascoste, un passato che non c’è più, o non serve più. È
passato, appunto, e forse il fine della scrittura, del narrare, attraverso la
rievocazione, è proprio questo. Una volta finito l’esercizio della narrazione,
una volta che la corsa è finita, quel passato non serve più.
Corsa come metafora della scrittura
Ci potrebbe essere anche un’altra
chiave di lettura di questo romanzo, e per spiegarla devo innanzitutto accennare
ad un mio limite, o piuttosto una sorta di deformazione professionale che però di
professionale ha ben poco: ogni volta che leggo un romanzo, quando provo ad
analizzare il testo, non posso fare a meno di individuare e rinvenire nelle
parole, nelle frasi che ho davanti, una frequente interrelazione ed un continuo
parallelismo tra l’oggetto della narrazione e la pratica della scrittura.
Così, a voler dar credito a
quest’altra interpretazione, la corsa, quella del romanzo, diventa metafora
della scrittura.
A ricercare nel testo, tanti sono
i passaggi, inquadrati nel contesto della corsa e di quanto gira attorno, in
cui è possibile rinvenire riferimenti all’arte della scrittura.
C’è anche il discorso della droga
nello sport, del doping, delle
scommesse, delle combine, ma questi
aspetti, anche se rivestono un ruolo importante nel contesto della vicenda
narrata, preferisco non affrontarli o lasciarli in secondo piano.
Ciò che qui mi interessa
sottolineare, ancora una volta, sono alcuni passaggi che, anche in questo caso,
possono ricondurre la narrazione agli aspetti interessanti dell’attività della
scrittura (“Il mio corpo è gestito da
altri”)
E quanto al rapporto con Caterina,
questo passaggio: “Io, nei giorni in cui
ero veramente innamorato di Caterina abitavo la sua anima, in certi precisi
momenti, io ero lei” mi fa venire in mente la celebre frase “Madame Bovary c’est moi” di Flaubert.
E proseguendo: “... potevo sentire quello che lei sentiva,
ragionare con la sua testa ma soprattutto vivere l’istante con il suo corpo”.
E gli esempi possono continuare,
anche con riferimento ad altri personaggi: “A
volte, al momento dello start, distraendomi mi distolgo da me stesso e mi
sembra di cogliere le anime di tutti i
miei avversari. Mi sembra di sentire le loro attese, i motivi. Singolarmente
ognuno di loro si mostra a me , il suo cuore diventa io...”.
C’è lo sforzo di organizzare gli
elementi che serviranno per la costruzione della trama, e c’è allo stesso tempo
la faticosa ricerca delle parole adeguate per scrivere una storia su una corsa
importante: “Ne trovo soltanto alcune,
mentre intuisco che tutte le altre verranno quando sarà il momento opportuno”
fa dire Gucci al narratore.
C’è il “posto giallo”, metafora della fantasia, dell’immaginazione, dove
tutto è possibile, tutto ha diritto di cittadinanza, tutto può trovar luogo: “...era nel nostro mondo giallo che potevamo
trovarci senza bisogno di gesti né parole”, oppure “Basta camminare fino a lì per sapere di trovarci Caterina”, o ancora
“... ho sognato un posto giallo perfetto
per noi”.
C’è, in definitiva, un dialogo costante,
o comunque un rapporto continuo, con l’opera che sta lentamente nascendo.
Finale di partita
La corsa anche come un’occasione
per scappare, per fuggire.
Il protagonista corre per
liberarsi dalle conseguenze di un fatto traumatico, occorso in un altro tempo, un
evento che ritorna, e che determina e condiziona la vita nel presente, che
continua a dispiegare i suoi effetti sull’oggi, prima che si verifichi un
evento che gli consentirà di affrancarsi dall’incubo che si è portato dietro per
tanti anni.
Il passato quindi è “presente”
anche in questo caso, come in “L’umanità”.
Il protagonista vuole vincere,
per dire l’ultima cosa che resta da dire, per smascherare la trama, o per
finire tutto, e lasciare che i riflettori si spengano per sempre.
“Era scritto che sarei tornato a correre”
La corsa così si trasforma e
diventa una fantasia, più esattamente una “aleatoria
fantasia”.
Anche la corsa in sé è fantasia.
La fine della corsa, il taglio del
traguardo, coincide con la liberazione da un peso opprimente, e quel “magnifico dolore”, motore primo che
muove la scrittura, e che in questo caso ha prodotto “Nel Vento”, può essere utilizzato nuovamente per ricominciare tutto
da capo, per la creazione di un’altra storia.
Emiliano Gucci
Nel vento
Feltrinelli - 2013
sabato 9 febbraio 2013
Il segreto dei suoi occhi
Avvertenza: in questo post viene raccontata minuziosamente la trama del
romanzo, dall'inizio alla fine, capitolo per capitolo.
Eduardo
A. Sacheri - Il segreto dei suoi occhi
Festa
di addio Narrazione in terza
persona
Per
Benjamin Miguel Chaparro, vicecancelliere di un tribunale, è arrivato il
momento del pensionamento. Organizza con alcuni colleghi una cena per
l’occasione ma all’ultimo momento decide di non partecipare. Si reca invece nel
suo ufficio, dove trova il suo dirigente, anzi la sua dirigente, Irene. Le
rivela che una volta finito di lavorare, visto che ha tempo a sufficienza,
intende scrivere un romanzo e per questo le chiede l’autorizzazione, accordata
senza alcuna esitazione, di utilizzare per alcuni mesi una macchina da scrivere.
Capitolo 1 Narrazione in prima persona
Il
narratore, (Chaparro?) da due settimane in pensione, dice di voler scrivere la
storia di Ricardo Morales (“o quella di
Isidoro Gómez, che è la stessa ma vista dall’altro lato, a rovescio”).
Intanto
veniamo a sapere che lo stesso narratore ha avuto due matrimoni, con Marcela
prima e con Silvia dopo, dalle quali ha divorziato.
Sa
di non aver abbastanza immaginazione per scrivere un romanzo e perciò pensa di
scrivere senza inventare niente, raccontando cioè una storia vera, che conosce
per esserne stato testimone molti anni prima.
È
dibattuto su vari aspetti tecnici della narrazione, ad esempio quale persona
usare per la narrazione e decide di cominciare di raccontare in prima persona,
oppure che tipo di lessico usare, o ancora da quale punto cominciare a
raccontare la storia.
Capitolo 2 Narrazione in prima persona
Il
narratore racconta di Ricardo Agustín Morales. La narrazione comincia con
l’episodio dell’ultimo incontro, avvenuto il 30 maggio 1968, tra Morales e la
moglie, Liliana Colotto.
Cinema
Narrazione in terza persona
Il
narratore racconta degli sforzi di Benjamin Chaparro di scrivere il romanzo.
Per la soddisfazione di essere finalmente riuscito a scrivere l’incipit, dopo
vari tentativi andati a vuoto, decide di andare al cinema.
Capitolo 3 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
racconta che alle 8:05 del 30 maggio 1968, mentre era in servizio al tribunale
di primo grado, squilla il telefono. Con tutta probabilità si tratta della
polizia che comunica un caso di omicidio appena scoperto.
Capitolo 4 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
racconta che il 30 maggio 1968 riceve l’ordine dal superiore (Fortuna Lacalle) di
recarsi sul luogo di un omicidio, fra avenida Niceto Vega e calle Bonpland, nel
quartiere Palermo, per supervisionare il lavoro della polizia.
Nel
frattempo impreca e si lamenta con se stesso per non essere riuscito a
laurearsi in diritto, con la conseguenza che si ritrova a dover eseguire ordini
impartiti dai superiori che considera incapaci e coglioni.
Capitolo 5 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
arriva sulla scena del delitto qualificandosi come vicecancelliere del
tribunale di primo grado n. 41.
La
vittima è una giovane donna sui vent’anni rinvenuta nuda, supina per terra in camera
da letto.
La
morte è avvenuta per strangolamento.
L’ispettore
Báez informa Chaparro dell’identità della vittima: Liliana Colotto, ventitre
anni, maestra, sposata con Ricardo Agustín Morales, cassiere del Banco
Provincia. La polizia è stata avvisata da una vicina di casa della vittima che
alle 7:45 ha sentito delle urla e guardando dallo spioncino della sua porta ha
visto un uomo piccoletto e dai capelli scuri uscire dalla casa della donna.
Avvicinatasi alla porta d’ingresso lasciata aperta ha visto la ragazza distesa
per terra ed ha chiamato la polizia.
Arriva
Falcone, il medico legale, per i rilievi del caso. Ad una prima valutazione
risulta che la donna è stata violentata e strangolata.
L’ispettore
e Chaparro si avviano verso il luogo di lavoro di Morales per avvisarlo
dell’accaduto.
Capitolo 6 Narrazione in prima persona (Chaparro)
In
banca. Incontro con Morales
Capitolo 7 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Báez
comunica a Morales che la moglie è stata assassinata in casa. Chaparro ci
informa che nel 1968 lui era sposato da tre anni.
Capitolo 8 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Pedro
Romano, collega di Chaparro, gli annuncia che la faccenda è chiusa. Pensa che
si sia giunti a conoscere la verità sul caso, con l’accusa nei confronti di due
muratori che nei giorni del delitto stavano lavorando nell’appartamento n. 3,
proprio di fronte a quello dove è stato rinvenuto il corpo della donna uccisa.
L’informazione gli è stata passata dall’agente Sicora, della squadra Omicidi.
Capitolo 9 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
si reca al commissariato dove i due muratori stanno per essere interrogati. Le
accuse ai due però si rivelano del tutto infondate. Anzi, Chaparro presenta una
denuncia nei confronti di Romano e Sicora per abusi nei confronti dei due
muratori.
Capitolo 10 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
intende aiutare Morales nella ricerca della verità. I due si incontrano in un
bar di Calle Tucumán e si scambiano un po’ di impressioni sull’accaduto.
Chaparro gli rivela che la verità sul delitto ancora non c’è e che le accuse ai
due muratori si sono rivelate prive di fondamento.
Capitolo 11 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
fa di tutto per non archiviare il caso. Il termine per le indagine è finito, ma
falsifica una data sugli atti in modo da avere ancora del tempo per la ricerca
della verità. Scopre dalla perizia fatta subito dopo il delitto che la donna
era incinta di due mesi.
Telefono
Narrazione in terza persona
Col
pretesto di consultare il fascicolo del procedimento giudiziario relativo al
delitto della Colotto, necessario per la scrittura del romanzo, Chaparro ritorna
al suo vecchio ufficio, ma confessa a se stesso che il vero motivo che lo
spinge fin là è la voglia di rivedere Irene, la sua ex capufficio, per cui
prova un sentimento d’amore da trent’anni, senza essere mai riuscito ad
esplicitarlo.
Veniamo
a sapere che Chaparro è stato il primo capoufficio di Irene quando lei ha
cominciato a lavorare in tribunale come tirocinante. Allora, sono passati
trent’anni, lui aveva 28 anni, dieci in più di Irene.
Scuse
e partenze Narrazione in terza
persona
Chaparro
spiega a Irene il motivo per cui è andato in tribunale. Veniamo a sapere che i
due si sono conosciuti nel 1967 quando Irene era arrivata in Tribunale per uno
stage. Successivamente Irene viene assunta come cancelliera e col tempo i due
si allontanano per motivi di lavoro e poi ritornano di nuovo a condividere lo
stesso Ufficio. Nel 1976 Chaparro lascia Buenos Aires per San Salvador de
Jujuy. Intanto Irene scala i gradini della carriera professionale venendo
promossa procuratore nel 1981, mentre Chaparro nel 1983 ritorna nella capitale
con la seconda moglie Silvia, dalla quale presto divorzierà. Irene invece ha
tre figlie, nate dal matrimonio con l’ingegnere Arcuri. Chaparro aveva vissuto
per quasi trent’anni segretamente innamorato di Irene fino a quando cioè arriva
il momento del pensionamento.
Archivio
Narrazione in terza persona
Chaparro
viene introdotto da un impiegato, già suo collega, nell’archivio del tribunale.
Sarto
Narrazione in terza persona
Chaparro,
rimasto da solo in archivio, ricorda un suo ex impiegato, Pablo Sandoval,
esperto nel cucire e rilegare i dorsi dei fascicoli, e morto all’inizio degli
anni ’80.
Incartamenti
Narrazione in terza persona
Chaparro
ritrova il fascicolo relativo a Liliana Emma Colotto che è connesso con quello
intestato a Isidoro Antonio Gómez. Ripercorre i particolari del delitto fino a
quando arriva al foglio n. 208 dove ritrova la dichiarazione di Morales
dell’agosto 1968, il quale sostiene di essere venuto a conoscenza di “informazioni importanti al fine di chiarire
i fatti”. Nel foglio 209 compare per la prima volta il nome di Isidoro
Gómez e in quello successivo il decreto del 10 settembre con il quale le
autorità spiccano un mandato di comparizione nei confronti dello stesso Gómez.
Capitolo 12 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Morales
dà appuntamento a Chaparro perché gli vuole far vedere delle foto di Liliana.
Tra queste Chaparro ne individua alcune in cui ricorre un personaggio che
sembra attirare la sua attenzione in modo particolare. Veniamo a sapere che si
tratta di tale Isidoro Gómez. Sappiamo anche che Liliana è di San Miguel di
Tucumán, e che ha insegnato un anno prima di trasferirsi a Buenos Aires.
Capitolo 13 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Delfor
Colotto riceve una lettera da Morales, suo genero, il quale gli comunica che ha
urgentemente bisogno di aiuto, anche se non ci viene spiegato di cosa si
tratta. Delfor allora con una scusa si rivolge alla signora Clarisa, sua vicina
di casa, madre di Isidoro, la quale informa Colotto che Isidoro si è trasferito
a Buenos Aires, dove ha trovato lavoro in un cantiere. Delfor appare soddisfatto
dalle informazioni ricevute.
Capitolo 14 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Dieci
giorni dopo la sera delle foto Chaparro va a trovare l’ispettore Báez. Gli fa
vedere le foto e gli dice di aver chiesto a Morales di scrivere una lettera al
suocero affinché questi individui il domicilio di Isidoro Gómez, cosa che
Delfor ha fatto, comunicando l’informazione al genero. Veniamo a sapere che
Gómez era segretamente innamorato della vittima. Quando Báez viene a sapere da
Chaparro che l’incontro ed il dialogo tra Delfor Colotto, suocero di Morales, e
la signora Clarisa, madre di Isidoro Gómez, è avvenuto una decina di giorni
prima, dà ordine a Leguizamón di ricercare e arrestare una persona (Gómez?).
Capitolo 15 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Báez
illustra a Chaparro la sua ipotesi su Isidoro. Una volta che Liliana si
trasferisce a Buenos Aires, Gómez, pur profondamente innamorato di lei, non
riesce a fermarla né a seguirla nella capitale. Dopo vari mesi e tormentandosi
sul da fare e sapendo che Liliana si è nel frattempo sposata, decide di partire
anch’egli per Buenos Aires. Comincia a pedinare e seguire gli sposi fino ad
imparare le abitudini ed è così che quando decide di uccidere Liliana passa
all’azione, entra nell’appartamento, la violenta e la uccide strangolandola.
Secondo la ricostruzione di Báez, Gómez una volta ucciso la donna, va
tranquillamente a lavorare.
I
due si salutano. La sera Báez informa Chaparro del risultato della ricerca
affidata a Leguizamón: Isidoro è scomparso da tre giorni dalla pensione in cui
alloggiava da mesi. Al lavoro ha spiegato al capocantiere di dover ritornare a
Tucumán perché sua madre è gravemente malata.
Báez
ipotizza invece che Isidoro è scappato via da Buenos Aires perché sapeva di
essere ricercato. Chaparro riprende il fascicolo della pratica Morales e su un
foglio di carta intestata Poder Judicial de la Nación batte a macchina una data
fittizia del mese di agosto.
Capitolo 16 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
ripensa agli stratagemmi che trent’anni prima aveva attuato per non archiviare
la pratica Colotto: far firmare un ampliamento delle sue dichiarazioni
testimoniali a Morales, far firmare le pratiche al giudice Lacalle, quelle che
autorizzavano l’apertura di un altro fascicolo, senza che egli si avvedesse che
stava firmando un ordine con una data di 4 mesi prima, una dichiarazione di
Morales che riferiva dei suoi sospetti su Gómez, la circolare che ordinava il
mandato di comparizione a Gómez.
Nome
e Cognome Narrazione in terza
persona
Si
narra di Chaparro che pensa ad Irene e a come proporle una relazione amorosa.
Pensa al titolo del romanzo.
Capitolo 17 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
viene convocato per deporre nell’inchiesta contro Romano e Sicora per gli abusi
commessi contro i due muratori. Il giudice incaricato, Batista, convoca
Chaparro e lo informa che aveva ricevuto un ordine “dall’alto” di archiviare la pratica senza imputati.
All’epoca,
era il 1969, Chaparro era sposato da quattro anni con Marcela.
Capitolo 18 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
racconta dell’incontro, nell’agosto del 1969, con Morales, alla stazione Once.
Morales sorveglia varie stazioni della città nella speranza di individuare tra
la folla Gómez, che considera l’assassino di Liliana. I due si lasciano e
Chaparro tornando a casa comunica a Marcela la sua decisione di andare a vivere
da solo.
Capitolo 19 Narrazione in terza persona
Lunedì
23 aprile 1972, su un treno diretto ala stazione di Once, Saturnino Petrucci
controlla i biglietti dei passeggeri. Dopo un inseguimento per vari vagoni
individua un uomo di statura bassa, con i capelli neri ed un giubbotto blu
senza biglietto col quale ha una animata discussione. I due in breve passano
alle mani. Petrucci riesce ad immobilizzare il trasgressore ed alla stazione di
Flores lo consegna alla locale Polizia. Ad Once a Petrucci fu riscontrata una
frattura del setto nasale come conseguenza del litigio. Petrucci viene a sapere
che a carico del trasgressore c’era un ordine di cattura per omicidio. Si
trattava di Isidoro Gómez.
Capitolo 20 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Il
giorno dopo Báez informa Chaparro dell’arresto di Gómez.
26
aprile 1972, Chaparro fa condurre Gómez nell’ufficio della cancelleria e avvia
un interrogatorio verbalizzandone i contenuti. Emergono i dubbi di Chaparro
sulla reale colpevolezza di Gómez nell’omicidio di Liliana,
Capitolo 21 Narrazione in prima persona (Chaparro)
L’interrogatorio
continua. La testimonianza di Gómez prende la forma di confessione per omicidio
aggravato. Il documento viene sottoscritto da Julio Carlos Pérez, difensore
d’ufficio e Gómez viene inviato nel carcere di Devoto.
Capitolo 22 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Il
giorno dopo Chaparro si reca in Plaza Once dove è fiducioso di incontrare
Morales per informarlo dell’arresto di Gómez quale assassino di Liliana, ma
Morales non c’è. Ritorna nel nuovo appartamento di Almagro.
Capitolo 23 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
incontra Morales il martedì successivo e lo informa dell’arresto di Gómez.
Ancora pochi passaggi e la pratica sarà chiusa.
Astinenza
Narrazione in terza persona
Il
libro di Chaparro a questo punto potrebbe terminare.
Il
caso è chiuso. Chaparro sembra soddisfatto del lavoro realizzato e della
ricostruzione degli eventi. Ma sa che la storia non si è fermata lì e che non è
stato raccontato tutto.
Ha
voglia di vedere Irene, le telefona e fissa un incontro per il giovedì
successivo.
Capitolo 24 Narrazione in prima persona (Chaparro)
In
carcere già da un mese Gómez viene alle mani con due detenuti, Quique e
Culebra.
Capitolo 25 Narrazione in prima persona (Chaparro)
A
seguito delle percosse Gómez si risveglia dopo tre giorni nell’infermeria del
carcere. Lo conducono negli uffici dove c’è un funzionario che lo conosce per
avere analizzato il caso dell’omicidio Colotto e lo ricostruisce insieme a
Gómez. Dato che ha bisogno di un collaboratore, finisce per chiedere a Gómez se
è disponibile a lavorare per lui.
Caffè
Narrazione in terza persona
(Chaparro)
Chaparro
va a trovare Irene
Capitolo 26 Narrazione in prima persona (Chaparro)
26
maggio 1973, arriva in tribunale un agente penitenziario del carcere di Devoto
per notificare in atto in cui si comunica che Gómez è stato rilasciato.
Capitolo 27 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Risulta
che Gómez è stato scarcerato grazie all’amnistia per i prigionieri politici
Capitolo 28 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Báez
racconta a Chaparro le vicende carcerarie di Gómez. Peralta, responsabile del
centro di intelligence a Devoto, ha
reclutato Gómez per controllare il reparto dei prigionieri politici.
Capitolo 29 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Nel
1971 Sicora era morto in un incidente stradale. Romano, grazie al suocero, era
passato nelle forze dell’intelligence
antisovversivi. Ciò gli aveva permesso di prendere il colpevole sotto la sua
ala protettiva.
Capitolo 30 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Giugno
1973, Chaparro dà appuntamento a Morales per aggiornarlo della situazione di
Gómez ma è già a conoscenza della scarcerazione.
Altro
caffè Narrazione in terza persona
Chaparro
e Irene di nuovo da soli in ufficio. Chaparro vive questa situazione con forte
disagio e non riesce a comunicare con lei e ad esprimersi come vorrebbe.
Dubbi
Narrazione in terza persona
Problemi
narrativi di Chaparro nella scrittura del romanzo.
Capitolo 31 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Il
28 luglio 1976 Sandoval in ufficio informa Chaparro che il giorno precedente i
militari sono entrati a casa di suo cugino Nacho e l’hanno portato via.
Capitolo 32 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
esce e va a cercare Sandoval che intanto era arrivato in un bar di calle
Venezuela. Sandoval beve fino ad ubriacarsi e comincia a sfasciare tutto.
Chaparro è costretto a pagare i danni subito per evitare che il padrone del
locale chiami la Polizia.
Capitolo 33 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
accompagna col taxi Sandoval a casa e se ne ritorna all’alba a piedi. Quando
arriva a casa vede la porta aperta e scopre che l’appartamento è stato messo a
soqquadro, tante cose sono state distrutte, scomparsi il televisore e lo stereo
Il
rubinetto del bidè aperto ed un messaggio di minaccia di morte sullo specchio
del bagno.
Capitolo 34 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
si chiede chi possa essere stato (è il 29 luglio). Arriva Báez, il quale lo
consiglia di andare per una settimana a vivere in una pensione, la Bandierita,
spacciandosi per tale Abel Rodriguez, e di non uscire se non al massimo per
fare un po’ di spesa. Nel frattempo Báez avrebbe condotto delle ricerche sulla
vicenda.
Capitolo 35 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Dopo
una settimana passata nella pensione Chaparro e Báez si incontrano in un locale
dalle parti della stazione Rafael Costillo. Báez rivela a Chaparro che gli
autori della devastazione dell’appartamento fanno parte di un gruppo di
fuorilegge al servizio del governo, una cellula collegata con Romano e Gómez e
che anzi Gómez aiuta Romano nella cattura degli avversari politici.
Romano
vuole vendicarsi ammazzando Chaparro perché pensa sia l’autore dell’assassinio
di Gómez a Villa Lugano.
Capitolo 36 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
pensa che sia stato Morales a far sparire Gómez a Villa Lugano. Sospetto
confermato da Báez, il quale è venuto a sapere da una coppia di vecchi di
alcuni particolari, tra cui il fatto che Gómez è stato aggredito e colpito alla
testa con una grossa spranga. È stato poi caricato nel bagagliaio di una
macchina, e successivamente ucciso e seppellito in un luogo non conosciuto.
Capitolo 37 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
prende la corriera per San Salvador de Jujuy, molto lontano da Buenos Aires,
così come lo aveva consigliato Báez, per una questione di sicurezza e
incolumità personale.
Capitolo 38 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Il
giudice spiega a Chaparro che viene trasferito anche come impiego, pur
mantenendo lo stesso incarico.
Capitolo 39 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
viene a sapere della morte di Sandoval. Sono passati sei anni da quando
Chaparro se era trasferito a Jujuy, e adesso ritorna a Buenos Aires per il
funerale dell’amico. Anche Báez è morto, nel 1980. A Jujuy Chaparro ha
conosciuto Silvia, la seconda moglie.
Nuovi
dubbi Narrazione in terza persona
Ancora
dubbi di Chaparro sul romanzo che sta scrivendo. Deve parlare di Silvia? Con
lei aveva vissuto tanti anni e quando si erano trasferiti a Buenos Aires lei
comincia ad avvertire nostalgia dei luoghi in cui era nata e in poco tempo
decide di lasciare Chaparro e ritornare al suo paese.
Chaparro
ritorna a vivere da solo a Castelar.
Il
9 febbraio 1991 Irene torna in tribunale nelle vesti di giudice.
Capitolo 40 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
in tribunale riceve una lettera da Morales, che si rifà vivo dopo vent’anni
dall’ultimo contatto. È il 26 settembre 1996. primo sciopero contro il governo
Menem.
Morales
con la lettera chiede a Chaparro di far arrivare alla vedova di Sandoval una
somma di danaro in segno di gratitudine alla sua memoria.
Malato
da tempo, Morales nella lettera annuncia a Chaparro la sua intenzione di
suicidarsi. Lo invita ad andare a casa sua, a Villegas, dove si è trasferito
dal 1973.
Capitolo 41 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
parte all’alba per Villegas. Entrato in casa di Morales trova su un tavolo una
busta per la signora Sandoval. In camera da letto trova il cadavere di Morales
e una lettera che riporta il suo nome come destinatario.
Capitolo 42 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
legge la lettera. Ci sono istruzioni di andare nel capanno degli attrezzi,
distante cinquecento metri dalla casa.
Capitolo 43 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
entra nel capanno e dentro un enorme cella scopre il cadavere di Isidoro
Antonio Gómez.
Capitolo 44 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro
scava una buca per seppellire e nascondere il cadavere di Gómez.
Capitolo 45 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Arriva
la polizia per i rilievi e l’ambulanza. Il lunedì successivo si tiene il
funerale di Morales.
Resa
Narrazione in terza persona
Chaparro
pensa di aver completato il romanzo perché non resta più niente da raccontare.
Deve decidere cosa fare delle pagine scritte. Dovrà restituire la macchina da
scrivere. Durante il percorso scende alla stazione Once, dove si era incontrato
due volte con Morales. Si perde di continuo nei ricordi. Infine arriva in
tribunale dove sa che incontrerà Irene, unico motivo valido per continuare a
vivere.
Etichette:
Eduardo A. Sacheri,
Letteratura argentina,
Letture in corso
venerdì 31 agosto 2012
Letture estive:
P. K. Dick - UBIK (non mi ricordo)
Ray Bradbury - Fahrenheit 451
P. K. Dick - Ma gli Androidi sognano pecore elettriche? (Bah!)
Oliviero la Stella - Lo spiaggiatore
Gianni Bauce - Sozinho (Un titolo più giusto potrebbe essere: 'Lode alla Land Rover' o, al limite, 'Su e giù per il Mozambico con la Land Rover')
João Gilberto Noll - Il cieco e la ballerina (Da leggere attentamente, un po' alla volta, tanto che ancora non ho letto tutti i racconti - Traduzione di Patrizia Di Malta - Un plauso alla casa editrice Barbera per la scelta coraggiosa di pubblicare, nel 2006, di questo scrittore di Porto Alegre, anche il romanzo 'A cielo aperto', che è fuori catalogo e che sto cercando disperatamente)
Daniel Galera - Sogni all'alba del Ciclista Urbano (Ambientato per le strade di Porto Alegre e da qualche parte in montagna in Sudamerica, l'ho letto nell'edizione tascabile Mondadori, nella traduzione di Patrizia Di Malta)
Eça de Quiroz - Alves & C. - Sellerio (Un racconto leggero per avvicinarsi a questo romanziere portoghese)
Fernando Pessoa - L'ora del diavolo (Racconto di non facile lettura e comprensione)
Romana Petri - La donna delle Azzorre (Un giudizio: molto bello! Una interessante raccolta di racconti ambientati nelle Azzorre - più precisamente sull'isola di Pico - per finire il mese di agosto in bellezza, e, forse, chissà, uno stimolo per visitare questo arcipelago. A proposito, non conoscevo la chimarrita)
P. K. Dick - UBIK (non mi ricordo)
Ray Bradbury - Fahrenheit 451
P. K. Dick - Ma gli Androidi sognano pecore elettriche? (Bah!)
Oliviero la Stella - Lo spiaggiatore
Gianni Bauce - Sozinho (Un titolo più giusto potrebbe essere: 'Lode alla Land Rover' o, al limite, 'Su e giù per il Mozambico con la Land Rover')
João Gilberto Noll - Il cieco e la ballerina (Da leggere attentamente, un po' alla volta, tanto che ancora non ho letto tutti i racconti - Traduzione di Patrizia Di Malta - Un plauso alla casa editrice Barbera per la scelta coraggiosa di pubblicare, nel 2006, di questo scrittore di Porto Alegre, anche il romanzo 'A cielo aperto', che è fuori catalogo e che sto cercando disperatamente)
Daniel Galera - Sogni all'alba del Ciclista Urbano (Ambientato per le strade di Porto Alegre e da qualche parte in montagna in Sudamerica, l'ho letto nell'edizione tascabile Mondadori, nella traduzione di Patrizia Di Malta)
Eça de Quiroz - Alves & C. - Sellerio (Un racconto leggero per avvicinarsi a questo romanziere portoghese)
Fernando Pessoa - L'ora del diavolo (Racconto di non facile lettura e comprensione)
Romana Petri - La donna delle Azzorre (Un giudizio: molto bello! Una interessante raccolta di racconti ambientati nelle Azzorre - più precisamente sull'isola di Pico - per finire il mese di agosto in bellezza, e, forse, chissà, uno stimolo per visitare questo arcipelago. A proposito, non conoscevo la chimarrita)
mercoledì 23 maggio 2012
Medium e medianità
Ho cominciato a leggerlo in viaggio, una lettura veloce, per curiosità, tanto per vedere come era trattato il tema del titolo, e fin da subito mi sono accorto che l’argomento mi prendeva, la materia appariva molto interessante.
Ho pensato che arrivato a casa avrei cominciato dall’inizio, per dedicavi più attenzione con una lettura più approfondita ed attenta.
Il libro però risultava talmente interessante, che sono arrivato a leggerlo tutto senza ricominciare, proseguendo fino alla fine con un’attenzione quasi superficiale.
Quando poi l’ho finito di leggere, sempre più interessato ed incuriosito dai temi trattati, ho subito pensato di ricominciare, per dedicarvi più tempo.
Adesso lo sto rileggendo, ma non per la seconda volta, e nemmeno per la terza, perché libri come questo fanno pensare, non serve leggerli di nuovo e basta, bisogna meditarci su, ed il tema affrontato si presta ad una analisi approfondita.
Non so se percorrerò ancora una volta le pagine di questo libro/manuale, ma di certo le cose lette mi hanno portato a profonde riflessioni sul senso di questa vita, ma anche di quelle precedenti e di quelle che verranno.
Dalla quarta di copertina:
Storia dello spiritismo e medium celebri, i casi più clamorosi e inspiegabili, le teorie e il riscontro dei fatti, i medium in epoca contemporanea e le interpretazioni date dalla scienza ufficiale. Un libro frutto di trent’anni di ricerche e di esperienze ai limiti dell’incredibile.
Stefano Mayorca – Medium e medianità
I grandi dello spiritismo - Tecniche evocative ed esperienze extrasensoriali
De Vecchi Editore – Milano - 2004
Meridani e Paralleli fuori da ogni tempo e da ogni spazio e da qualsiasi altra dimensione.
giovedì 10 maggio 2012
L'arcano
"L’arcano" mi sembrava un titolo interessante, in linea con quanto sto leggendo in questi ultimi tempi. Juan José Saer non lo conosco e, a dire il vero, anche adesso che ho letto il libro, non mi sembra di conoscerlo molto di più rispetto a prima.
Se non ricordo male, il contenuto del libro ha poco a che vedere con la traduzione del titolo in italiano e con quanto mi aspettavo dal libro.
"L’arcano" mi sembra lontano dal testo, o forse non ricordo bene.
Siamo negli anni della scoperta e della conquista dell’America meridionale. C’è un ragazzo di quindici anni, un mozzo di una nave, che arriva in qualche modo in un luogo dalle parti del Río de la Plata.
In poco tempo i suoi compagni di viaggio vengono uccisi e mangiati dagli indigeni, in occasione di alcuni riti e certe cerimonie tradizionali. Lui invece viene risparmiato, anche se non ne capisce bene il perché.
Il narratore del libro è quel ragazzo, che nel frattempo è tornato in Europa e, ormai vecchio, ricorda i dieci anni trascorsi in quelle terre, in compagnia dei cannibali, e che lo hanno segnato profondamente.
Attraverso la ricostruzione minuziosa delle storie vissute tra gli indios, solo a tarda età capisce il motivo per cui è stato risparmiato, ma io non me lo ricordo e quindi non posso rivelarlo.
È strano come, avendo deciso di scrivere delle brevi note sui libri che vado leggendo, allo scopo di ricordarmi, a distanza di tempo dalla lettura, l’argomento dei libri, non ricordi nemmeno cosa ho appena finito di leggere, una volta terminata la lettura.
La cosa diventa preoccupante. Non so cosa fare. Sarà perché sono rimasto deluso dalla mancata corrispondenza tra il significato del titolo e il contenuto del libro?
Nel risvolto della copertina si legge “Romanzo di esaltante intensità, L'arcano cela sotto un magistrale tour de force inventivo e stilistico un’affascinante riflessione sui poteri e sui doveri della memoria”.
Sarà, non mi ricordo, forse dovrò rileggerlo.
“In silenzio, come erano venuti, gli indios si allontanarono disperdendosi nel villaggio e, quasi soddisfatti, se ne andarono a dormire. Restai solo sulla spiaggia. Chiamo anni o mia vita quanto accadde dopo: rumori di mari, di città, di palpiti umani, la cui corrente, come un fiume arcaico che trascina carabattole del visibile, mi ha lasciato in una stanza bianca, alla luce delle candele quasi consumate, mentre balbetto qualcosa su un incontro casuale tra, e con, anche, di sicuro, le stelle.”
L’arcano - Juan José Saer - Giunti Gruppo Editoriale, Firenze - 1994
Titolo originale: El entenado
Traduzione dallo spagnolo di Luisa Pranzetti
Postfazione: Se mi piace Dante è perché parla di me. Intervista a Juan José Saer.
Meridiani e paralleli lontani, nel tempo e nello spazio.
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