Lettori fissi

domenica 9 ottobre 2022

Ferrovie del Messico

Una massa spropositata di parole, mattone non rende l’idea, è più di un mattone, anche scomodo da tenere in mano. Se fosse un sacrificio da sopportare per poche pagine potrei anche riuscirci, ma un malloppo così grande è una vera fatica, leggerlo a letto prima di addormentarmi nemmeno a parlarne, come potrei reggerlo? Decisamente non un libro da letto. 

Ho voluto comprarlo, non sono riuscito a resistere al battage pubblicitario, se così si può definire, su Facebook, sono stato attratto irresistibilmente da qualche sirena astuta, vabbè, se a promuoverlo, oltre all’autore, c’è anche quella vecchia volpe del Mozzi, forse qualche merito dovrebbe averlo questo  tomaccio, e se continuavano a susseguirsi quasi solo e soltanto recensioni positive a mo’ di commento ai post dei suddetti, beh, forse qualcosa di buono doveva pur esserci in mezzo a quelle centinaia di pagine. 

Insomma, dopo averlo comprato ho anche cominciato a leggerlo. La storia in sé mi ha preso, ma non è alla storia che guardo in primis quando affronto un romanzo. Presto più attenzione agli aspetti formali della scrittura, a quelli tecnici, stilistici. La storia può anche non esserci. Mi interessano le parole e come vengono composte. E qui di stile non ne manca, anzi, ce ne sono di tanti tipi.

Andando avanti nella lettura, dopo un bel po’ di pagine, mi sono accorto che non c'erano refusi. O forse non me ne sono accorto e quindi mi saranno sfuggiti. Però, da un certo punto in avanti, mentre leggevo facevo attenzione a questo aspetto, se cioè, qua e là, non spuntava un errore, qualche svarione sfuggito al correttore di bozze. Non parlo dei titoli dei capitoli, o delle frasi in tedesco, che non ho mai nemmeno provato a studiare, le date, o i luoghi, quelli ho cominciato a saltarli fin da subito, cioè non li ho più letti, non riuscendo a seguire l’andirivieni tra passato, presente e futuro, gli eventi potevano essere ambientati in qualsiasi periodo della storia del mondo o in qualunque luogo dell’universo, per me sarebbe stato lo stesso. 

Ciò che mi importava era scovare un refuso e arrivato alla metà la mia ricerca si era rivelata del tutto infruttuosa. Ma restavano tantissime altre pagine da scrutinare, avevo quindi ancora qualche speranza. Sì, perché ormai la lettura era diventata una sfida, altro che libri da trovare, altro che mappe da disegnare, la mia ferrovia del Messico si era trasformata ben presto nella ricerca dei refusi del Griffi.

La lettura procedeva a rilento perché stavo attento a ogni parola, ma non tanto al significato, alla massa di denotazioni e connotazioni che si portava dietro, quanto alle lettere che la componevano, pronto a individuare finalmente quell’errore che ormai era diventato l’unico motivo che mi spingeva ad andare avanti nella lettura. E più andavo avanti, più mi perdevo tra le irritanti enumerazioni caotiche che ammorbavano le pagine, più riuscivo a individuare le citazioni che più o meno subdolamente si nascondevano tra le pagine, ecco, più mi perdevo in questo trip e più mi rendevo conto che stavo perdendo la partita col testo, non sarei riuscito a rintracciare alcun refuso perché ormai tutto si era trasformato in un refuso, non ero più sicuro di leggere ciò che effettivamente era impresso nelle pagine, le parole col tempo si erano andate trasformando dando vita a storie forse diverse da quelle pensate e concepite dall’autore.

Ho capito che quel romanzo era fatto di storie, ma non le solite storie, o non solo. Si tratta di storie che al loro interno ne contengono tante altre, o ipotesi di altre storie, abbozzi da sviluppare da chi legge. 

Altro che labirinti, altro che biforcazioni, qua c’è un frattale ricorsivo autoriproducentesi ad libitum o all’infinito, pane per i denti per chi ama le buone letture e che vadano a quel paese i refusi da me inutilmente cercati e già che ci sono a quel paese ci vado anch’io anche se, a dire il vero, non so se è esattamente il Messico.

Gian Marco Griffi

Ferrovie del Messico

Laurana Editore

Nessun commento: