Lettori fissi

domenica 12 maggio 2019

Grande Era Onirica - 4



Domenica mattina, la pioggia viene giù fitta e compatta. Come se non bastasse il contesto atmosferico insisto, stupidamente forse, a rimanere in questo stato di depressione ostinandomi a leggere questo libro dalla copertina cupa, che ripongo solo per un attimo sul bracciolo del divano per scrivere queste righe.
Una cosa so per certo, che non dividerò la mia vita in due periodi, una Grande Era precedente a questa lettura ed una successiva. Nulla di memorabile.
Voglio una stanza. Per scrivere. Cioè, per vivere. Una tutta per me. Assoluto silenzio. Per poter leggere in pace. In santa pace. Cioè, in tutta tranquillità. È così difficile capirlo?
Io vorrei prenderla a cattive parole questa qua. In fondo l’ho creata io. È un mio personaggio e penso di poter accampare più di un diritto. Mi va di trattarla male in taluni momenti. Si prende troppe licenze per i miei gusti. Pensa di poter fare ciò che vuole. Non la sopporto più.
Non ho ben chiaro dove mi sta conducendo. A volte mi sento afferrato per mano, costretto a seguire qualcuno, qualcosa, senza che possa oppormi. Dovrò provare a reagire? 

Quale ultima speranza mi spinge a desiderarti? Non so come sei nata in me, non lo ricordo. So solo che devo amarti. Sì, immagino che non sia una grande consolazione per te sapere che mi sento quasi obbligato ad un amore che in me non ha ancora attecchito, però non mi bastano le tue parole, non sono sufficienti a delineare un tuo ritratto. Quantomeno io non ne sono capace. 
Allora penso che dovrò inventarti strada facendo, in un altro modo, uno che ancora non ho deciso. Il volto, innanzitutto, perché non è vero che il corpo ha poca importanza. Per farne cosa, mi chiederai. Per vederti, mia cara, per scrutarti nel fondo degli occhi, per essere sicuro che davvero esisti. Solo così potrò amarti. E anch'io ho bisogno di inventarmi, cosa credi.
Ma non so se scrivendo a te e di te ho coscienza di chi sono nella realtà. Per questo potrei dirti di tutto, ed allo stesso tempo, anche da te, aspettarmi di tutto. Mi assumo le responsabilità del caso, qualunque rischio potrò correre.
Adesso, ad esempio, ti sto scrivendo, ma per me questa non è altro che una pratica masturbatoria. Lo faccio come se, al posto della penna, cioè, come se stessi sollazzandomi giocando col mio sesso che sento lentamente crescere fra le mani. E l’esplosione finale, il getto caldo e dorato, lo dedico a te come fosse il bene più prezioso da elargire. Non so cosa te ne farai, ma la metafora a volte può aiutare, è più forte di ogni pensiero e intanto mi sarò svuotato delle immondizie che mi torturavano dentro. 
Non è solo lettore chi è costretto a sorbirsi le tue deiezioni perché, una volta recepite, poi, dopo averle opportunamente rielaborate, deve trovare il modo di ributtartele addosso. È il gioco del dare e dell’avere, compreso nel prezzo. Quanto a me, potrei dirti di tutto. Vorrei dirti di tutto. Se a qualcosa potrà servire. Se in qualche modo potrà interessarti. Non penso tuttavia che le mie parole possano avere una qualche importanza per te, anche se ormai mi sono esposto abbastanza.

Narrazione non organica. Rieccoci.
Adesso mi è più chiaro il senso di tutto questo saltare a ritroso e in avanti sulla linea del tempo. Il filo rosso si svela solo alla fine ed io non sono del tutto sicuro di riuscirci. 
A fare cosa? E alla fine di cosa? Non capisco mai quando arriva questo fatidico momento. Oppure, quando arriva, sarà ormai troppo tardi per fare un resoconto di ciò che è stato. Ed avrò così perso ogni possibilità di vivere.
Non possiedo quella forza, o convinzione, che la vita debba essere vissuta in ogni momento, non importa con quanta intensità. Ma almeno impegnarmi un po’, consapevole che ogni occasione è unica e non ci sarà la possibilità di viverla un’altra volta, non allo stesso modo. Ecco, questa sicurezza non ce l’ho, non l’ho appresa ancora né interiorizzata, nonostante il carico di anni che mi porto dietro. 
Cioè, l’avrai capito, non sto vivendo. Solo qualche sprazzo di lucidità di tanto in tanto, anche grazie alle pagine che leggo, e che mi permettono di improvvisare, ad esempio, i frammenti di questa narrazione molto poco organica.
Mi costruisco giorno dopo giorno del niente anche se mi fanno illudere, ma chi poi?, che possa essere d’aiuto a qualcuno.
Le parole non rendono il senso di ciò che tento di dire. Non so se per mia incapacità o per una sorta di impossibilità intrinseca della lingua che uso. Più probabile che sia io a non saperla piegare alle mie esigenze. Anch'io “tutto questo lo vorrei chiamare disorganizzazione” ma dovrà passarne ancora tanta di acqua sotto i ponti, se pure.

Arrivato a questo punto te lo vorrei chiedere apertamente, del resto ormai tra noi si è creato un certo rapporto, puoi rispondere in tutta sincerità. Ma tu, mi vuoi bene? Non dico tanto, ma almeno un po’. È importante che lo sappia, perché mi aiuta a indirizzare correttamente il percorso che ancora dovrò affrontare.
Aspetto una risposta, che mi auguro arrivi. Intanto ne ipotizzo qualcuna, per continuare a vivere, cercando di raccontare la vita. Nella giusta maniera? Non saprei. In qualche modo, comunque, seppure è vita, questa.
Ho bisogno anch'io di sentirmi depresso, sono arrivato a questa conclusione, la lettura di questo libro mi ha portato una certezza. Almeno questo. Adesso ho uno scopo, adesso lo percepisco in maniera chiara. A forza di affrontare le giornate in compagnia di questa cosa, di questa storia, intendo, alla fine sto entrando nell'orbita di una depressione che non riesco a tenere sotto controllo. 
Più tardi farò un bilancio. Nel frattempo, comunque, nessun atto preparatorio. Non sono ancora pronto e forse non lo sarò mai. Aspetterò una fine più o meno naturale, come tanti altri.

Più vado avanti nella lettura più mi sembra che la narrazione cominci, sia pur lentamente, a divenire sempre più organica. Cosa me lo fa pensare? Trovo o provo come una sorta di immedesimazione tra la mia vita e le cose che questa tipa ha scritto. Non che abbiamo vissuto esperienze simili o qualcosa in comune da rivendicare. Oppure sì, ma è come se la narrazione in sé degli eventi mi faccia sentire parte di una storia in cui anch'io interpreto un ruolo più consono al mio modo di essere. Cioè, mi sto scoprendo un po’ alla volta, mi vado riconoscendo in certi pensieri della protagonista, anche in talune angosce o attacchi di panico. 
Forse finalmente sto diventando lei. Così sembra, almeno. Perché sono sicuro che questa qua io la conosco. Oppure devo averla incontrata in una vita precedente. Non so se la sua o la mia, ma insomma, non siamo due perfetti sconosciuti. Sento di avere una certa confidenza con lei, cosa che può derivare solo da una frequentazione pregressa. Il Primo, il Poeta, l’Altro, un altro ancora? Non saprei chi con esattezza, ma lei la incontro spesso nei sogni. 
La Grande Era Onirica della grande era onirica. Mi è già capitato di pensarlo. Forse anche di scriverlo. Forse è solo una vita che si ripete, come se avessi così tanto tempo a disposizione da potermi permettere una seconda opportunità. Però, non sarebbe male.
Cosa me ne farei? Non ho pensato a come sfruttare questa occasione che mi si presenterebbe inaspettata. Rincorro un sogno senza sapere bene quale. E come fruirne. 

Marta, un po’ alla volta te ne stai andando lasciandomi solo. Comincio già ad avvertire il peso della tua assenza. Manca poco ormai e non ho voglia, o sarebbe più corretto dire che non ho la forza, di ricominciare dall'inizio, di fare un’altra prova. Anche se la tentazione c’è ed è tanta.
Scompari ogni giorno di più. Eppure, per riaverti accanto sarebbe sufficiente riprendere la lettura, ripercorrere la storia dalle prime pagine, cercare di star dietro alle narrazioni più o meno organiche, seguirti mentre giaci a letto, o chissà dove, con l’Altro, che ti chiede notizie sulla tua psicoterapeuta e sulla sua stanza, la sua Zamiononmirocordocosa e poi tutti i suoi attestati, e le sue sigle che non ricordo più, e tu che continui a scopare finché ce la fai, prima dell’avvento delle Grandi Ere più o meno Oniriche che hai attraversato per arrivare a questo punto, per arrivare in ultimo anche fino a me, che non sarò l’Ultimo ma per me va bene così.
Sì, sarebbe sufficiente, ma io intanto sto invecchiando e, pur senza rinnegare niente di quello che tra noi c’è stato, pur non avendo capito se mi hai voluto bene, vorrei viverne altri di sogni. 
Sì, vorrei anch'io continuare a sognare.

Marta Zura-Pontaroni
GRANDE ERA ONIRICA

Nessun commento: