Lettori fissi

domenica 18 ottobre 2026

Silenzio - Pierangelo Consoli

 



 ‘… il faut continuer, je ne peux pas continuer, je vais continuer.’

(Samuel Beckett)

Il poeta del silenzio
Riporto alcune frasi di Silenzio con cui il narratore si presenta.
‘Parlavo tanto un tempo, e leggevo poesie. Le scrivevo. Adesso taccio, non scrivo. La vita mi ha tolto ogni argomento’.
Più avanti.
‘Sono arrivato alla poesia tardi e per sottrazione. Dalle mie pagine ho cominciato a togliere quasi tutte le parole, tutte le trame e i personaggi, lasciando solo le ossa spolpate. Ho esteso questo metodo a ogni spettro della mia vita e mentre costruivo quel lebbrosario che sono le mie poesie, sono diventato sempre più silenzioso’.
Leggendo questo passo non si può non pensare a Samuel Beckett, uno dei tanti autori presenti a vario titolo nel romanzo. La sottrazione di cui parla il Poeta di Silenzio è una caratteristica fondamentale delle opere di Samuel Beckett. 
Nelle opere dell’autore irlandese, l’eliminazione è resa, e non solo in teatro, attraverso la mutilazione degli attori, quasi immobilizzati sul palco, o anche attraverso la semplificazione degli elementi paesaggistici, e quindi scenografici. È evidente anche nelle opere di narrativa, attraverso la progressiva riduzione dei dialoghi all’essenziale, la quasi scomparsa delle parole, perfino della trama.
Anche se il Meridiano ideale, per il Poeta, è un libro che contiene centinaia di pagine bianche, tuttavia, per quanto dalle sue poesie abbia cominciato a togliere le parole, i personaggi e le trame, non potrà mai raggiungere il silenzio assoluto, non riuscirà mai a smettere di parlare del tutto.
Rimane sempre un rumore di fondo, fatto di misteri, di ambiguità, di insofferenze, di dubbi, di rimpianti, di domande senza risposte, di pensieri che non si possono tradurre.
Quando pensa lo fa pensando a come raccontare qualcosa, a come travasare un pezzo della sua vita dentro il racconto. (‘pensavo (…) in modo letterario, pensavo a come lo avrei raccontato’).
 
Da dove origina il silenzio?
A lettura ultimata siamo portati naturalmente a chiederci cos’è il silenzio del titolo, cosa rappresenta. Forse, però, sarebbe il caso di riflettere sull’impossibilità di raggiungere uno stato di silenzio assoluto.
Il silenzio è nell’articolo senza parole (il Poeta, a un giornalista che scrive per Robinson, con cui si incontra per un’intervista, dice che sarebbe bello se l’articolo fosse ‘senza parole’). Il silenzio è nel Meridiano muto, con centinaia di pagine bianche. Il silenzio sono le dita mancanti di Roberto (un’eco delle mutilazioni dei personaggi di Beckett?). Silenzio è lo spazio vuoto che sorge dalla distanza di Roberto nei suoi confronti, dalla ‘sensazione peggiore della morte che è il senso di abbandono’. Un dolore che il Poeta prova a colmare nelle sue poesie, dove però il nome di Roberto non figura mai.
Silenzio è essere stato insieme alla moglie per tutta la vita, senza averla mai amata davvero. È il sesso che non gli è mai piaciuto. È tutto ciò che odia e detesta (‘della vita mi piacciono sempre meno cose’). È osservare la vita senza prendervi parte.
Il silenzio è assenza, ma è anche una forma di comunicazione. Il Poeta non riesce a smettere di parlare, perché il silenzio in fondo è la sostanza delle cose.
Il silenzio è ciò che il Poeta ha cercato fino allo spasimo dentro le sue poesie.
È su una linea fatta di questi silenzi che si sviluppa il romanzo di Pierangelo Consoli. L’arrivo di Danilo rappresenta un’occasione che il Poeta cercherà di cogliere, fino ad arrivare a intravedervi una possibilità di cambiamento, dopo un’intera esistenza trascorsa ‘a osservare la vita senza prendervi parte’, ‘chiuso in soffitta’ per tutta la giovinezza, per tutta l’età adulta.
 
Silenzio può essere letto come un lungo monologo in cui un poeta, ormai vecchio (così si presenta nelle pagine iniziali del libro: ‘È un morbo essere vecchi, una malattia. Non si guarisce, si muore soltanto’), si racconta, perché non può più restare in silenzio, e per questo deve continuare a parlare, affinché alcune verità, a lungo taciute, persino a se stesso, possano finalmente emergere.
È anche un romanzo in cui l’intertestualità ha un ruolo significativo. La lettura del romanzo, per un appassionato di letteratura, si trasforma in un gioco, in una caccia all’autore, alle citazioni più o meno occulte, disseminate tra le righe. Il silenzio si riempie così delle voci degli autori che comunicano continuamente col Poeta.
Il Poeta, ancor prima che scrittore, è stato un grande lettore (‘Per quasi tutta la vita non ho fatto altro che leggere in maniera compulsiva’). Scorrendo le pagine del libro è possibile farsi un’idea dei tantissimi volumi che compongono la sua biblioteca (di Babele? Forse. Borges, ovviamente, è uno degli autori che compaiono nel romanzo).
Il Poeta non riesce a trattenersi dal citare nomi e opere di colleghi più o meno noti. Gli parlano di continuo. A ogni evento, ogni episodio rievocato, associa il nome di un poeta, di uno scrittore.
Il lettore di Silenzio si trova così di fronte a un florilegio di nomi di artisti, scrittori, poeti, attraverso cui può facilmente comporre l’atlante delle letture e delle conoscenze artistiche e letterarie del protagonista.
 
Silenzio è un racconto urlato. È una riflessione sulla scrittura, sulla letteratura.
Ripercorrere la trama del romanzo non è semplice, ma forse non serve nemmeno.
Quel che conta sapere è che ci troviamo di fronte a un personaggio senza un nome, ho scelto per comodità di identificarlo come il Poeta (nell’episodio finale della Trilogia di Beckett, L’innominabile, il narratore non ha un nome. Nel romanzo non c’è nemmeno una trama, come comunemente intesa), che si racconta, e ci racconta, senza seguire un filo apparentemente logico, in maniera frammentaria e rapsodica, facendo ricorso a continue divagazioni, alcuni episodi del suo passato, che non sono scomparsi, evidentemente perché rivestono una particolare importanza, e che determinano ancora certi suoi comportamenti e taluni modi di agire e di pensare.
Un passato che ritorna spesso, sotto forma di ricordi che non di rado prendono la strada di digressioni, scartando dalla linea principale della narrazione, inducendo il lettore a rincorse e inseguimenti. Un lettore costretto a divagare per epoche e luoghi diversi da quelli su cui inizialmente si era incamminato.
Ad esempio, in un caso, la memoria sensoriale del Poeta lo porta a rievocare una storia vissuta, quando era giovane, con una donna a Copenaghen, il tutto allo scopo di far partecipe il lettore del senso di abbandono che viveva per il fatto che Roberto, l’uomo che amava, era partito per il Cile. Roberto è stato il grande amore della sua vita, ‘un amore non corrisposto, che non si è consumato. Un amore che si risolve solo nella poesia’.
Il Poeta ha tenuto nascosta questa infatuazione per anni, rivelandola solo a pochissime persone. Non ha mai avuto la capacità e il coraggio di parlarne alla moglie, ma neanche a Roberto, e adesso, che sono passati tanti anni dalla morte dell’amato, sente come la necessità di rompere il silenzio, di rivelare questo amore, almeno a noi che stiamo ad ascoltarlo con attenzione, e che vorremmo capire cosa è veramente successo.
Il Poeta ci parla anche del presente. L'attualità lo vede impegnato con Danilo, un ragazzo di 19, senza famiglia, che non ha conosciuto i genitori, persi quando era ancora piccolo, e che si è insediato in casa sua, praticamente sfrattandolo dal suo studio. Il Poeta affronta questa situazione senza capire bene come e perché abbia accettato di ospitare il ragazzo.
Era stato il prete, Don Pasquale, a presentargli Danilo, chiedendogli se poteva fare qualcosa per aiutare il ragazzo.
Il Poeta senza molta convinzione, con l’opposizione iniziale della figlia Claudia, gli dà ospitalità, in attesa che possa trovare una sistemazione più adeguata alle sue esigenze.
Danilo trova lavoro presso Lombardi, un imprenditore di un’agenzia funebre che tiene un’enciclopedia in cui sono raccolte informazioni sui morti. Lombardi è artritico, non riesce a scrivere, e così affida questo compito a Danilo. L’idea è quella di raccogliere dati e ‘piccole cose, informazioni’ sui morti.
Lombardi commenta così questa attività:
‘Ogni morto ha una sua storia. Non possiamo chiedere molto, per discrezione, ma io qualche domanda la faccio sempre. Cosa faceva di mestiere, se aveva figli. E poi le trascrivo in questa enciclopedia’.
Come non pensare, leggendo di questa curiosa enciclopedia, a Danilo Kiš, scrittore nato nella ex Jugoslavia, più volte citato nel romanzo, e autore di un racconto dal titolo Enciclopedia dei morti?
Alla fine, seguendo questi ragionamenti, siamo indotti a pensare che Danilo non sia un nome scelto a caso dall’autore.
È grazie a Danilo che il Poeta riesce a superare certe reticenze, o a vincere la ‘mancanza di entusiasmo’ che gli impedisce di apprezzare il lavoro che Claudia, la figlia, sta facendo con le sue poesie (Claudia lo definisce ‘emotivamente stitico’). La sola presenza di Danilo gli fornisce l’occasione di andare oltre quel ‘modo indifferente di affrontare la vita’ che aveva caratterizzato gran parte della sua esistenza precedente l’arrivo del ragazzo. E in definitiva, di trovare una ragione per continuare.

La poesia è un petardo
Rompere il silenzio, questo il compito della poesia, secondo il protagonista.
Questo romanzo è un viaggio tra i pensieri del Poeta. Con Silenzio Consoli ci fa entrare nella mente del protagonista e ci fa essere pienamente partecipi della storia raccontata.
Parafrasando il Poeta, mi piace affermare che un romanzo dovrebbe cambiare, anche solo per un momento, la nostra percezione delle cose.
È esattamente ciò che è successo a me con la lettura di Silenzio.
Ci ho messo un po' a parlare di questo romanzo. Sentivo però che dovevo qualcosa ad Angelo Biasella, l’editore, e, ovviamente, anche a Pierangelo Consoli.
Inizialmente il titolo del romanzo mi aveva condizionato e avevo scelto di rimanere zitto, in silenzio, appunto, senza scrivere niente. Ho sentito, però, la necessità di rileggerlo a distanza di pochi giorni dalla prima lettura, perché volevo entrare più in profondità nei pensieri del Poeta. Allora ho provato a elaborare questo testo.
Non sono sicuro di aver raggiunto un risultato soddisfacente ma, fra le altre cose, mi sono divertito a seguire i riferimenti ai tanti artisti, scrittori, poeti, citati nel testo.
Spulciando qua e là tra i ripiani della mia libreria mi accorgo di rinvenire tanti dei nomi citati dal Poeta, che hanno fatto parte anche della mia formazione letteraria. Questa circostanza mi fa sentire più vicino a Silenzio.
Un buon romanzo è anche regali come questi che sa elargire.

Pierangelo Consoli è autore dei romanzi Personae (Giraldi Editore, 2006), Replicare (Giraldi Editore, 2010), Salta tutto (Besa Muci, 2016), Come il buio per le stelle, vincitore nel 2020 del concorso Io scrittore, e Salvarsi la vita (Nuova Editrice Berti, 2024). Silenzio è uscito per Neo Edizioni a settembre del 2026.
Scrive di letteratura per la rivista Satisfiction, per Linea Mezzogiorno e Latinoamerica Pop.

Un ringraziamento alla casa editrice. 

Pierangelo Consoli - Silenzio - Neo edizioni - 2026



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