Lettori fissi

lunedì 23 febbraio 2026

Il giardino dei fiori infelici - Nicola Lucchi


Lucas ‘non sapeva sorridere, non sapeva piangere, non sapeva dimenticare. Era intrappolato dentro la memoria di ciò che era stato’. 

Non è un giallo questo romanzo. Ci sono dei morti, e l’omicida è noto fin da subito. È stato già anche catturato e arrestato. 
E allora cos’è? Perché leggerlo? Cosa c’è ancora da scoprire? Dove ci vuole condurre l’autore? Qual è il movente? Il motivo per cui sono stati commessi alcuni terribili omicidi? 
Il giardino dei fiori infelici si compone di sette capitoli. Ognuno ha per titolo il nome di una pianta. 
È la storia di Lucas, il responsabile dei delitti, che guida il prete, don Raffaele, e i carabinieri, al ritrovamento dei cadaveri di bambini scomparsi, sepolti alla base di queste piante. 
Come detto, questo non è un giallo. Non nel senso classico del termine. 
Si può parlarne seguendo il racconto così come l’ha strutturato l’autore, che ha fatto ricorso a una sapiente distillazione di dettagli a piccolissime dosi, a una disseminazione ossessionante e ammaliante di particolari, all’apparenza trascurabili e insignificanti. Mentre leggiamo siamo trascinati dentro un incantesimo, tanto che non possiamo fare a meno di continuare, pagina dopo pagina, come se ci trovassimo al cospetto di un mago “che [ha] deciso di svelare i propri segreti”. 
Olga, la madre di Lucas, narratrice della storia, ci conduce per mano nella passeggiata nel bosco in cui Lucas, accompagnato da don Raffaele, e scortato a distanza dai militi, indica i luoghi dove sono stati sepolti i resti dei bambini. 
C’è un gioco della narrazione che si sviluppa lungo tutto il romanzo. Noi lettori conosciamo la verità come ce la disvela Olga che, a sua volta, racconta ciò che accade durante la passeggiata nel bosco per come le viene riferito dagli spiriti dei bambini uccisi. 
Sappiamo quello che pensa il prete perché ce ne parla Lucas. Conosciamo i trascorsi della storia attraverso i ricordi e le rievocazione di Olga. Anche quello che Lucas sa ce lo dice sua madre. Infine, noi lettori che siamo al di fuori dalla realtà finzionale, sappiamo quello che dice la madre e gli altri personaggi perché lo scrive l’autore del romanzo. 
Alla lunga, a forza di sospensioni, ci immergiamo talmente tanto nel bosco, in questo caso narrativo, creato da Lucchi, che finiamo per diventare personaggi del romanzo. Siamo catapultati dentro la trama, trascinati nel vortice di notizie e informazioni che Olga ci dispensa, con una scansione logorante e a volte persino soffocante. 
Sembra prenderci in giro, Olga, col suo procedere asfissiante avanti e indietro nel tempo, come se ci sottoponesse ogni volta a degli indovinelli, a degli enigmi da risolvere. Ci tiene attaccati a ogni frase. Lei sì che è una vera maga. Del resto è lei, Olga, ad avere le visioni, a vedere i fantasmi. Tutto ciò che sappiamo è filtrato dal suo sguardo, dalla sua memoria, passa attraverso lei. 
Il lettore, però, è portato a prendere col beneficio del dubbio quello che racconta la donna, considerata dagli abitanti del paese come una ritardata, una matta, una strega, persino. Potrà mai essere affidabile una matta?, si chiederà il lettore. 
Come Lucas ci costringe a seguirlo nella ricerca dei corpi dei bambini, mentre disquisisce col prete su questioni inerenti la morale, la religione e la filosofia, allo stesso modo l’autore, con le parole di Olga, ci incatena e ci inchioda con la sua impeccabile costruzione narrativa, alla lettura, pagina dopo pagina, fino alla conclusione della storia. 
La domanda che attraversa gran parte del romanzo è perché Lucas ha commesso dei crimini così ripugnanti. Lucas, con la naturalezza con cui ci porta a conoscenza dei delitti commessi, è un personaggio che non si dimentica facilmente. 

Il giardino dei fiori infelici si può leggere anche tenendo conto degli aspetti etici e filosofici affrontati nel testo. 
Lucas era stato definito dal nonno come figlio del male. Cresce quindi con questo marchio infamante affibbiatogli fin dalla nascita. 
Una delle discussioni fra Lucas e il prete, riportata in più parti nel romanzo, è infatti quella sul male. Il male può manifestarsi in tanti modi, dice il prete, rispondendo alle domande di Lucas. 
Il romanzo di Lucchi può essere visto anche come un lungo dialogo tra i due, in cui vengono affrontati vari argomenti. Il bene e il male, il senso di colpa, la necessità del peccato, la differenza tra l’idea e l’atto. 
Lucas, con le sue domande provocatorie, sollecita don Raffaele a dare risposte sul significato del male. ‘Il male si diffonde, […], ma spetta a noi scegliere se combatterlo o accoglierlo.’, dice don Raffaele, in un confronto serrato con Lucas durante la passeggiata nel bosco. 
Il libro è strutturato a capitoli alterni. Una serie di capitoli riguarda la via crucis che porterà al ritrovamento dei cadaveri dei bambini uccisi. Negli altri capitoli la mamma di Lucas ricostruisce lo scenario in cui si svolgono i fatti, il prima, i presupposti della storia. Appare inevitabile che i due filoni in qualche modo si intreccino e convergano verso un punto finale. 
Il lettore è curioso di sapere perché Lucas vuole al suo fianco don Raffaele nella ricerca dei bambini.
Vuole conoscere qual è il ruolo del prete in tutta questa costruzione e, a misura che procede nella lettura, si aspetta che venga alla luce qualcosa del suo passato. 
Vuole capire il motivo di certe dichiarazioni così contraddittorie e paradossali che Lucas fa al prete, ad esempio che è stata la pietà a spingerlo ad ammazzare i bambini, per risparmiare loro anni di dolore, e per proteggerli dalla crudeltà degli uomini. 
Vuole sapere perché uccidere per lui è la cosa più naturale del mondo. Perché e da cosa è stato portato a compiere il male a fin di bene. 
La ricerca di una risposta a questi perché è il motore che fa andare avanti nella lettura, e più si va avanti più si intuisce che dovrà esserci una motivazione che in qualche modo potrebbe non già scagionare quanto, piuttosto, giustificare, se non addirittura assolvere Lucas per i delitti commessi. 

Nicola Lucchi, sceneggiatore per il cinema e la televisione, autore di libri anche per ragazzi, con Il giardino dei fiori infelici ha vinto nel 2025 la seconda edizione del Premio Neo Edizioni. 
Di seguito un brano dalla motivazione. 
…per la nitidezza con cui riesce a raccontare qualcosa di indefinito, inafferrabile come è il male; per la sapiente costruzione dell’intreccio, che avvince il lettore fin dalle prime pagine e fino all’ultimo rigo; per la densità della prosa, che sostanzia nel suo ritmo il pulsare quasi biblico di una fiaba nerissima; per la forza simbolica del racconto; per la ricchezza di soluzioni narrative. Con la sua visione, la sua crudezza, la sua macabra ironia e la sorprendente forza narrativa, questo titolo incarna tutto ciò che speriamo di scovare con la nostra continua ricerca editoriale.’ 

Un ringraziamento alla casa editrice per la copia omaggio del libro. 

Nicola Lucchi. Il giardino dei fiori infelici - Neo edizioni. 2026

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