In Tango a Porto non ci sono scene di tango, non ci sono danzatori. In Tango a Porto danzano le parole, creano figure nello spazio della pagina.
Brevemente la storia. Un professore di letteratura portoghese è invitato a Porto per la presentazione del romanzo A morte de Carlos Gardel di António Lobo Antunes. A Porto conosce Sofia con cui ha una relazione.
Per il professore "... il testo del romanzo di Lobo Antunes è sempre più difficile da interpretare", si innervosisce, non riesce "a proseguire tra le pagine, senza capire... non è facile riprendere la lettura dall'inizio di un paragrafo, semplicemente perché non esistono paragrafi...". La lettura di Lobo Antunes lo "allucina". Una lettura non facile. "... concatenazioni di frasi, dialoghi che si intrecciano, eventi che si interpongono a creare trame inestricabili... Un copione scompaginato, le battute rimescolate, un romanzo scomposto. La lettura un rebus per enigmisti provetti. Così è la vita, anche. Immagini sfuocate tra le tante pagine, conversazioni sfasate, ricordi che si sovrappongono, memorie di eventi che emergono a piccole dosi, un po' alla volta".
Così è la vita. Il romanzo di Lobo Antunes smuove nel professore l'urgenza della scrittura. “...vorrei provare a raccontare qualcosa della mia vita, semplicemente perché penso sia la cosa che meglio conosco,". " Non so però se davvero la mia vita è la cosa che conosco meglio...". "... le poche cose che riuscirò a scrivere... illudendomi che siano vita...", ..."vorrei riuscire a scrivere... ma non è facile".
"Continuo a leggere, è questa la speranza, tutto là, nei libri, in questo libro, la possibilità di rinascere... aspetto che arrivi, da un momento all'altro, l'esplosione degli atomi dell'immaginazione...". Leggere per vivere. "sono quel che ho letto". Scrivere per vivere. Ma la finzione narrativa è cosa diversa dalla vita.
Il professore che è allucinato dal romanzo di Lobo Antunes ora è allucinato dalla difficoltà della sua vita e dalla difficoltà della scrittura, dalla difficoltà di far diventare scrittura la vita.
"Non mi soddisfano le cose che scrivo, oppure non sono io l'artefice di questo ammasso di parole che da tempo mi sta distruggendo..."
Come nella danza le parole danzano. Un passo avanti, un passo indietro, un passo di lato. Non è più chiaro quale sia la realtà e quale sia la finzione. È tutto accaduto? È tutto esistito? È esistita Sofia?
Ricordi, esperienze, vissuti si confondono, si mescolano. Frammenti di vita emergono per poi inabissarsi nell'ammasso delle parole.
Antonio Danise con Tango a Porto ci offre, attraverso la successione incalzante delle parole, il dubbio circa la nostra esistenza. Un dubbio in bilico fra realtà e scrittura. Un susseguirsi di memoria, di azioni, e pensieri da cui è difficile districarsi.
Chi sono? Quante volte ce lo siamo chiesto!
Passato e presente come pulsano nella nostra mente, nelle nostre giornate, nella nostra vita?
La letteratura può aiutarci? Può aiutare la nostra esistenza? Può dare un senso alla nostra vita?
Sono questi gli interrogativi che il protagonista del romanzo di Danise si pone e ci pone. Forse siamo tutti quel professore.
Antonio Danise - Tango a Porto - Qed