giovedì 10 maggio 2012

L'arcano


"L’arcano" mi sembrava un titolo interessante, in linea con quanto sto leggendo in questi ultimi tempi. Juan José Saer non lo conosco e, a dire il vero, anche adesso che ho letto il libro, non mi sembra di conoscerlo molto di più rispetto a prima.
Se non ricordo male, il contenuto del libro ha poco a che vedere con la traduzione del titolo in italiano e con quanto mi aspettavo dal libro.
"L’arcano" mi sembra lontano dal testo, o forse non ricordo bene.
Siamo negli anni della scoperta e della conquista dell’America meridionale. C’è un ragazzo di quindici anni, un mozzo di una nave, che arriva in qualche modo in un luogo dalle parti del Río de la Plata.
In poco tempo i suoi compagni di viaggio vengono uccisi e mangiati dagli indigeni, in occasione di alcuni riti e certe cerimonie tradizionali. Lui invece viene risparmiato, anche se non ne capisce bene il perché.
Il narratore del libro è quel ragazzo, che nel frattempo è tornato in Europa e, ormai vecchio, ricorda i dieci anni trascorsi in quelle terre, in compagnia dei cannibali, e che lo hanno segnato profondamente.
Attraverso la ricostruzione minuziosa delle storie vissute tra gli indios, solo a tarda età capisce il motivo per cui è stato risparmiato, ma io non me lo ricordo e quindi non posso rivelarlo.
È strano come, avendo deciso di scrivere delle brevi note sui libri che vado leggendo, allo scopo di ricordarmi, a distanza di tempo dalla lettura, l’argomento dei libri, non ricordi nemmeno cosa ho appena finito di leggere, una volta terminata la lettura.
La cosa diventa preoccupante. Non so cosa fare. Sarà perché sono rimasto deluso dalla mancata corrispondenza tra il significato del titolo e il contenuto del libro?
Nel risvolto della copertina si legge “Romanzo di esaltante intensità, L'arcano cela sotto un magistrale tour de force inventivo e stilistico un’affascinante riflessione sui poteri e sui doveri della memoria”.
Sarà, non mi ricordo, forse dovrò rileggerlo.

“In silenzio, come erano venuti, gli indios si allontanarono disperdendosi nel villaggio e, quasi soddisfatti, se ne andarono a dormire. Restai solo sulla spiaggia. Chiamo anni o mia vita quanto accadde dopo: rumori di mari, di città, di palpiti umani, la cui corrente, come un fiume arcaico che trascina carabattole del visibile, mi ha lasciato in una stanza bianca, alla luce delle candele quasi consumate, mentre balbetto qualcosa su un incontro casuale tra, e con, anche, di sicuro, le stelle.”


L’arcano - Juan José Saer - Giunti Gruppo Editoriale, Firenze - 1994
Titolo originale: El entenado
Traduzione dallo spagnolo di Luisa Pranzetti
Postfazione: Se mi piace Dante è perché parla di me. Intervista a Juan José Saer.

Meridiani e paralleli lontani, nel tempo e nello spazio.

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