giovedì 23 novembre 2017

Mara

Non ricordo molto di quella sera. La memoria non è la mia qualità migliore. Ma non me ne importa granché, tanto, me ne faccio poco della memoria.
Era il mese di ottobre, una sera che arrivava dopo una giornata di sole caldo. Fu in quel periodo che conobbi Mara, che poteva chiamarsi anche Sara, o forse Lara. Non ricordo nemmeno il nome. Ma c’era la luna piena. Da così lontano ce ne vuole ad arrivare da queste parti, a sbarcare sulla Terra. Ma non era un’extraterrestre.
Le idee, quelle poche rimaste, quelle poche che riesco ad elaborare, si allontanano da un centro che fa da coagulatore. Assisto impotente alla loro dispersione, alla mia continua distrazione.
E cosa mi dà tutta questa storia? Nemmeno un motivo, più o meno credibile, per andare avanti. Per vivere. 
Potrei insistere per ore senza però ricavarci molto. Qualche sprazzo di lucidità, di tanto in tanto, ma del tutto insufficiente a ricollegare il cervello con il motivo per cui l’avevo richiamata, e così giro e rigiro senza sosta, senza riuscire ad avvicinarmi di un ette al corpo di Mara, che mi starà aspettando, lo so, con la sua pelle rossiccia, i capelli lisci alle spalle, divisi a metà.

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