domenica 10 settembre 2017

Ti piacerebbe far parte di una storia? (2)

Aveva cominciato a piovere. Una pioggia minuta, quasi timida, ma che presto divenne insistente.
Istintivamente bestemmiò, una reazione incomprensibile, inspiegabile. Salì in fretta le scale e si avviò verso il primo piano di una casa di cui conosceva solo la facciata esterna, la studiava ogni volta che andava a trovare la madre, di domenica, appuntamento fisso che non trascurò nemmeno quando finalmente si decise di sottoporsi ad un intervento al fegato o da qualche parte là vicino, aveva scelto di farsi ricoverare di lunedì apposta, per non mancare il consueto appuntamento con il ragù del giorno del Signore e le deliziose polpette calde come antipasto che l’avevano accompagnato per tutta l’età giovanile. Ancora adesso non sapeva farne a meno.
La pioggia lo infastidiva sopra ogni cosa. Pur di non rovinare il Borsalino che aveva ricevuto in regalo in occasione del suo quarantesimo compleanno da una nuova fiamma, l’ultima di una ragguardevole serie, si era infilato su per quelle scale senza sapere dove lo avrebbero condotto.
La curiosità mista ad una sensazione o piuttosto timore di fare una magra figura, mi spinsero a seguirlo. Forse avrei avuto anch’io l’occasione di scoprire un mistero che mi aveva tenuto occupato per anni, soprattutto d’estate, allorché la bella stagione mi consentiva di sdraiarmi comodamente sul balcone ed ammirare il paesaggio urbano, insieme agli esseri che orbitavano attorno a quel condominio. Mi si sarebbe svelato un mondo nuovo.
Finsi anche di cercare le chiavi di casa nel fondo dello zainetto nero e simulai persino un po’ di incazzatura, per gli infiniti oggetti che contribuivano ad appesantirlo, decine di floppy di cui ignoravo il contenuto, erano anni che me li portavo dietro, spostandoli ogni volta che cambiavo borsa o zaino, penne di vari colori tante che ormai non scrivevano più e che avevano di certo visto giorni migliori, fogli con appunti di ore, giorni, mesi andati, ormai l’unica testimonianza, un giorno ricostruirò la mia storia, metterò insieme episodi dimenticati o che ritenevo irrimediabilmente andati perduti, per riscoprire il passato, il mio, non ricordo più, apro istintivamente lo zaino per cercare altri elementi, anche uno zaino può contribuire al mio progetto, non serve andare molto lontano, mi ha seguito in mille strade, mi ha aiutato in momenti difficili, anche questa volta non mi ha tradito, mi restituisce le chiavi di casa quando l’uomo è già di sopra, non ha sospettato nulla, posso continuare ad agire indisturbato, osservando le sue mosse, senza correre il rischio di essere smascherato.
Devo fare attenzione ai suoi movimenti, anche i più piccoli, quelli che all’apparenza sembrano insignificanti. La verità ha mille volti e si può nascondere dappertutto. Non devo lasciarmi sfuggire l’occasione. Non si affrontano le scale solo per preservare un cappello, sia pure un Borsalino, sia pure un regalo di quella donna appena conosciuta, che comunque prometteva bene, avevo già fatto tanti progetti, tante idee in testa che tuttavia non riuscivo a prevedere né a seguire. Era anche per questo che avrei fatto di tutto per non lasciarmelo scappare.
Avevo dunque un motivo in più ma non volevo trascurare gli stimoli che mi avevano dato forza fino ad allora, la forza di vivere, anche se può sembrare una parola grossa, però ormai non faccio più distinzioni tra le cose che mi vengono spontanee anche perché penso siano le più importanti, ai più svariati propositi e fini.
Non potevo lasciarlo agire, lasciargli l’iniziativa, dovevo intervenire, pesantemente.
Lo studio dell’atrio attraverso i testi di arredamento, d’arte, di architettura, poteva fornirmi un valido aiuto.

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