venerdì 22 marzo 2013

Storia di un vulcano


No, non c’è nessuna storia attorno a quel vulcano, ed io vorrò essere il primo a scriverne una, perché non è possibile che si lasci lì un tesoro, senza che se ne descrivano i lati positivi, ma non solo, anche quelli che sono meno apprezzati, di un vulcano che svetta fin lassù da tempo immemorabile, possibile che non sia venuto mai in mente a nessuno di raccontare la forza di questa montagna?, che pure, di azioni da raccontare ce ne sarebbero, ce ne sono state tante, ma non solo eruzioni, non solo tremolii, e fuoriuscite di gas, di polveri e ceneri, senza dover necessariamente accennare alle correnti di lava che nei secoli passati hanno coperto il mondo tutto attorno, sembra si sia creata una difesa, una sorta di corazza inaccessibile, una forma di sicurezza di cui nessuno è riuscito a capirne o anche solo intuirne la necessità, se n’è stato buono buono finché ha voluto, poi, per chissà mai quale capriccio che sentiva l’urgenza di dover soddisfare, ha deciso di eruttare, di inondare il terreno circostante di roccia viva, che però ha portato morte e distruzione, doveva apparire bello il panorama con i rivoli infuocati che scendevano per i fianchi del vulcano e che in breve si spegnevano e si raffreddavano, lasciando solo sterili distese che ancora oggi fanno apparire quell’area come uno sterminato deserto dove, per quanto impegno possa metterci mano d’uomo, non potrà crescere più niente, e chissà per quanti secoli, per quanti millenni ancora, sembra essere stato così da sempre, nessuna creatura resiste a tanta aridità e secchezza, ma forse non sono, questi, termini appropriati, qua non si può parlare di aridità, come se si volesse contrapporre questi paesaggi a qualcosa di verdeggiante, di florido, no, questo non è un confronto valido, il contrario di queste terre è un altro niente, non sarebbe esatto dire che all’estremo opposto di questi vuoti ci possa essere qualcosa di pieno, non c’è assolutamente niente, non un animale, non un piccolo rettile, né un insetto, nemmeno un qualcosa di invertebrato, ed anche i muschi o i licheni che qualcuno vorrebbe evocare, come unica forma di vita in contesti simili, ebbene, anche quelli sono secchi, morti, fossili antichi di millenni, che nessuna pioggia potrà mai ravvivare, e in tutto questo sarà difficile anche per me riuscire ad inventare qualcosa, ma ci proverò, non mi arrenderò alle prime difficoltà, sono uno tosto io, almeno così mi ritengo, anche se, a dire il vero non ho prove ufficiali da portare a dimostrazione di questo assunto, ma l’importante è che a saperlo sia io, non ho peli sulla lingua, e nemmeno sullo stomaco, è per quei pendii che vorrei vedere arrampicarsi un uomo, uno che presto impareremo a conoscere bene, perché è la sua vita che verrà raccontata, e non solo in questa fase finale del suo percorso, che non è solo fisico, ma anche metaforico, nel senso che si sta avviando verso l’ultima parte della sua esistenza, ed appare chiaro fin da ora al lettore attento che si sta parlando di una persona che sta per morire, ma non perché ormai ha vissuto tanto, anche perché, come si fa a quantificare una vita?, è che malauguratamente sta per andare incontro ad una disavventura che a nessuno farebbe piacere affrontare, no, non è un incontro con un serpente velenosissimo, non ho forse detto che da queste parti non attecchisce niente?, e allora, cosa vi aspettate?, no, non è questo, e se avrete un po’ di pazienza lo scoprirete presto, e senza che lo dica apertamente, certe cose si svelano ai nostri occhi, a quelli della mente, senza necessità che vengano manifestate apertamente, basta un po’ di intuizione e la realtà si rivela come nessuno poteva immaginare, e forse non è nemmeno il caso di continuare, perché c’è già chi ha capito tutto, e ciò che mi capita di chiedermi da un po’ di tempo a questa parte, e sempre con più insistenza, è cosa mai ci sto a fare io, se la fantasia di chi legge supera di gran lunga la capacità di espressione di chi scrive, ed il bello è che non so nemmeno darmi una risposta, ed allora?, tutte le fantasie che avevo messo in moto?, le scalate su per i fianchi del vulcano?, le aspettative di chi mi ha seguito per un po’ nei miei ragionamenti?, tutto il fiato sprecato?, tutte le parole pronunciate?, avranno avuto un significato?, oppure si sono prosciugate, come è successo a queste terre?, che ormai mi hanno tolto persino la forza di continuare, ho sbagliato tutto, era di altro che dovevo cominciare a scrivere, un mare in continuo ed eterno movimento, un sole che dà luce, una primavera che fa rinascere la vita, un alba nuova che mi manca, da tanto, da troppo tempo ormai

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